L’anello ritrovato

2181398  Qualche giorno fa ho letto un articolo e ho pensato di scrivere qualcosa sul mio blog,ma prima ho avutola necessità di riflettere perchè i contenuti riportati nella rivista alla quale per amore di cronaca e di giornale vi rimando (trattasi di Grazia, il numero con in copertina Laura Pausini) mi hanno colpita e hanno risvegliato emozioni contrastanti.

Parlo dell’articolo che si intitola “Quel pegno d’amore più forte del lager” e in sintesi spiega come un impiegato del museo del campo di concentramento di Auschwitz abbia ritrovato nel doppiofondo di una tazza arrugginita (si veda l’immagine sopra) un anello e una collana di foggia antica. All’anello mancava la pietra centrale, ma era finemente lavorato e ricorda quei monili che si trovano nelle bancarelle vintage o in negozi orafi specializzati o più semplicemente nel portagioie delle nostre nonne. Qualcosa di simile l’ha anche mia nonna Tilde che ha 92 anni ed è più lucida di me! A proposito: ti voglio bene nonna!

In un primo momento mi sono irrigidita e questo capita sempre quando vedo film o leggo articoli/libri sui campi di concentramento e su quanto avveniva nei tempi oscuri e tragici della guerra di Hitler, lasciatemi così definirla. Poi mi sono concentrata sull’anello e la mia mente ha  cominciato a volare, ho immaginato la storia che poteva narrare, la disperazione, forse la speranza che raccoglieva in sè e in quel gesto di nasconderlo e preservarlo contro tutta la brutalità che lo circondava, come se potesse rappresentare l’unico sentimento che meritava una difesa ad oltranza e cioè amore e speranza. La speranza di sopravvivere, di ricongiungersi ai propri cari, figli, mariti, la via di fuga verso l’umanità.

Che sentimento nobile e impagabile è la speranza, non quella fatta di false aspettative o di esagerate illusioni, bensì quella semplice che ti fa alzare la mattina sorridendo e pensando che sarà una bella giornata o che ti fa guardare tuo figlio con l’augurio nel cuore che possa avere una vita piacevole e possa realizzare se stesso come persona. Sperare di potersi vedere con un’amica e condividere un momento divertente o di poter essere di supporto in una fase magari difficile. Sperare in fondo è vivere con un pò di ottimismo, è nella natura di noi esseri umani, proviamoci allora, penso che in parte lo dobbiamo anche a tutte quelle persone cui la speranza è stata strappata così violentemente e in modo inumano.

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