Piastra ad infrarossi

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Ciao, la conoscete la piastra a raggi infrarossi di Upgrade?

Ve la presento brevemente. Io l’ho provata dal parrucchiere prima di acquistarla e soddisfatta l’ho comprata on line da fashion Pu. Devo dire che ne sono stata felicissima perchè liscia perfettamente e mantiene la piega anche in presenza di umidità dato che i raggi infrarossi penetrano nel capello agendo dall’interno, non rovina il capello, che comunque suggerisco di proteggere sempre con un volumizzante antitermico, è semplicissima da usare e ha un costo abbordabile rispetto a modelli similari molto più care ma identiche nell’operato.

Unico neo: i pulsantini di  temperatura sono in una posizione non felicissima, nel senso che impugnando la piastra per la piega si possono inavvertitamente pigiare modificando così l’indice di temperatura prescelto andando ad aumentarlo o diminuirlo senza volere.

Se vi interessa provarla richiedetela al vostro parrucchiere, dovrebbe eserne fornito e permettervi così di verificae di persona…fatemi sapere 🙂

 

 

Nonna Geppi e le pietre preziose

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Nonna Geppi era sempre stata una nonna speciale, è anche vero che per tanti bambini i propri nonni sono speciali, forse per tutti i bambini, ma Beatrice era fermamente convinta che la sua lo era stata di più.

Spesso era nonna Geppi che andava a scuola a prendere Beatrice, quando per esempio capitava che la sua mamma avesse qualche impegno di lavoro o ritardava nell’espletare le faccende domestiche, oppure quando nonna e nipote concordavano di trascorrere un pomeriggio particolare che solitamente cominciava con una piccolo pranzetto al bistrot dell’angolo al centro del piccolo paese, una passeggiata verso casa attraverso il parco con breve sosta sulla panchina a vedere le ochette del minuscolo laghetto che beccheggiavano starnazzando mentre nonna e nipote inventavano storie e fiabe o si raccontavano la mattina trascorsa. A seguire, arrivate a casa, si dividevano i compiti, Beatrice si concentrava sui compiti di scuola mentre la nonna preparava torte squisite che sarebbero state cotte in tempo per la merenda. Torta alle mele, alle pere, crostata di cioccolato, di prugne e di mirtilli, strudel con noci, la torta di pane o quella di carote, la torta margherita, la torta glassata, erano tante e sempre diverse, in comune avevano sicuramente la bontà e quando, verso sera, la mamma di Beatrice le raggiungeva per trascorrere qualche momento tutte insieme prima di rientrare con la figlia a casa propria, nonna Geppi prendeva una scatolina e metteva dentro quello che restava della torta affinchè la nipote insieme ai suoi genitori e al fratellino Giorgio potesse gustarla la mattina dopo per colazione.

Tra tutte le cose che nonna Geppi possedeva ciò che catturava maggiormente la fantasia di Beatrice erano i suoi gioielli, la nonna infatti ne indossava diversi che riponeva sempre nel cofanetto sul comò in camera da letto. Beatrice chiedeva spesso alla nonna di raccontarle la storia di tutti quei gioielli e delle pietre che li caratterizzavano e la nonna era ben felice di ripetersi narrando eventi e occasioni che erano stati impreziositi dai lucenti monili.

Il turchese troneggiava al centro del cofanetto era un anello importante, la nonna solitamente lo indossava in primavera, quando la natura si risvegliava e le giornate cominciavano ad allungarsi sempre più, le era stato regalato dal nonno durante un viaggio in Marocco tanti anni prima, portava con sè la magia delle notti d’oriente e le venature che apparivano in superficie gli davano quell’aria vissuta ed etera che scatenava la fantasia di Beatrice, la piccola infatti si ritrovava a fantasticare su quale principessa orientale avesse mai potuto indossare quell’anello e se magari assomigliasse a Jasmine protagonista del suo cartone animato preferito. La nonna le aveva anche spiegato che la più antica gemma di turchese era stata rinvenuta in Egitto circa ottomila anni prima e che anche le antiche civiltà dei maya e degli incas amavano apporre il turchese nei loro gioielli.

Poi c’era il bracciale di corallo, quando era stato acquistato era presente anche Beatrice dato che aveva accompagnato la sua mamma al negozio. Inizialmente dinanzi l’esposizione da parte della commessa delle diverse pietre mamma e figlia si erano dimostrate un pò indecise se propendere per l’acquisto di un’opale chiaro, ma quando Beatrice aveva visto le fiamme cardinalizie del corallo aveva insistito affinchè comprassero proprio quello, era certa che nonna Geppi l’avrebbe adorato e così fu. La nonna lo indossava quasi sempre dato che le ricordava la figlia e la nipote e la bellissima festa che le avevano fato per il suo compleanno due anni prima.

Riparato in una bustina di velluto blu se ne stava lo smeraldo, un pezzo antico appartenuto alla famiglia di nonna Geppi da generazioni e tramandato di madre in figlia portava con sè la storia di famiglia, era incastonato in una montatura un pò antica, ma la pietra in sè di un intenso color verde e di elevata trasparenza era ipnotizzante dalla bellezza e dalla luce che rifletteva. La nonna aveva spiegato a Beatrice che per alcuni popoli, precisamente per i Buddhisti, lo smeraldo è considerato uno dei sette tesori e viene equiparato alla saggezza.

Nel cofanetto si trovavano altri gioielli di foggia diversa, alcune perle, degli orecchini di ematite, due anelli d’oro e una piccola verretta di diamanti. Beatrice li conosceva bene, li aveva visti tante volte indossati dalla nonna e ora appartenevano a lei, la nonna glieli aveva lasciati in memoria di ciò che era stato, a testimonianza di un passato che ora si ritrovava chiuso in quel cofanetto di velluto bordeaux. Quando Beatrice ne indossava uno sentiva la forza della nonna, la sua allegria, il suo contagioso buonumore giungerle come un vento dolce e sapeva che nonna Geppi era sempre con lei.

La Cava di Paderno Dugnano

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La conoscete la Cava di Paderno Dugnano? Bene, ve la presento, eccola qua, o meglio una parte perchè lo spazio è ampio e comprende un grosso parco, diversi laghi dove carpe e anatre e tartarughe sguazzano serene e ampi giardini dove si può camminare, correre, giocare, prendere il sole, sedersi per leggere un libro o una rivista e spazi con dei giochi per i più piccoli.

Nella cava ovviamente è possibile pescare seguendo regole e norme ben precise, la povera carpa pescata viene liberata e rimessa nel suo habitat quindi la pesca è vissuta come sport e anche come gioco per alcuni ragazzi che accompagnano i genitori o solitamente il nonno o lo zio che con seggiolino attrezzatura e berretto si apposta ai margini del laghetto e che attira l’attenzione anche di bimbi di passaggio che provetti cittadini non sono avvezzi ad un attività ittica di tal genere.

Alla cava è anche possibile fare un pic nic ovviamente, bisogna solo organizzarsi e portarsi tutto ciò che serve e cercare uno spazio all’ombra perchè se il sole batte diventa difficile godersi il pranzo 😉

Il bar è aperto negli orari indicati e si possono acquistare bibite e gelati, lì vicino anche i servizi. Quindi attrezzatevi e partite, potrebbe essere un posto carino dove trascorrere un sabato o una domenica in compagnia!

I coloni di CATAN

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Lo conoscete questo gioco? Io l’ho scoperto grazie ad un collega di lavoro, Roberto, gran giocatore di Subbuteo e che colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente per il supporto che da a me e a mio figlio per qualsiasi dubbio tecnologico e via dicendo…

Ad ogni modo tornando in tema il gioco è componibile, si parte dall’acquisto di una scatola e si possono nel tempo acquistare tutte le estensioni per arricchirlo e renderlo diverso. La preparazione e il tipo di gioco richiedono tempo quindi non mettetevici  se ne avete poco oppure considerate la possibilità di predisporre uno spazio e giocarci ad intervalli. Fantastico per i pomeriggi noiosi di pioggia incessante oppure per le feste comandate, quelle dove arriva il parentado anche ignoto e decide che forse bivaccherà da voi ad oltranza….Pirati, predoni, agricoltori, combattenti, coloni…un giro divertente nella storia e diventerai un abile costruttore e commerciante!!! In bocca al lupo…

Una stellina, un bambino di nome Riccardo e un Anacleto curioso e peloso

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Quella notte il cielo era blu, un intenso blu notte illuminato da sprazzi di luce brillante, le stelline che avevano pensato di rischiarare l’oscurità rendendola ancora più intensa e profonda, quasi magnetica.

Riccardo se ne stava appollaiato alla finestra della sua camera da letto, seduto sulla panca bianca adiacente alla finestra della cameretta mansardata e leggeva il libro di racconti che la sua mamma gli aveva regalato per il compleanno. Non che la lettura fosse il suo passatempo preferito, ma sapeva che la mamma ci teneva tanto e poi in effetti i racconti erano carini quindi aveva ben pensato di potercisi dedicare un buon quarto d’ora prima di andare a dormire. Quello che Riccardo ancora non sapeva era che quella notte sarebbe stata molto lunga, tante cose sarebbero successe e negli anni a venire si sarebbe chiesto più volte se tutto ciò che era avvenuto era frutto della sua fantasia o vera realtà.

Meglio partire dal principio, come vi dicevo Riccardo stava leggendo il primo capitolo del libro quando sentì un rumore, una specie di tonfo sordo, come se qualcosa fosse precipatato dritto dritto nel giardino e la caduta fosse stata attutita dai cespugli sparsi lì intorno. Guardò immediatamente di sotto, ma non vide nulla. Continuò a leggere cercando di concentrarsi daccapo quando capitò di nuovo. Questa volta sentì un lamento, un mugugnare quasi un piagnucolare. Non poteva essersi sbagliato così guardò ancora, ma proprio non riusciva a vedere un bel niente. Sarà stato il gatto del vicino pensò, Anacleto era solito rincorrere un merlo, che per la cronaca era quasi più grosso di lui, con cui si litigava i vermetti, le foglie, le nocciole da mesi ormai. Era simpatico Anacleto, tanto pelo color cipria con striature marroncine, due occhioni azzurri, grandi baffi e una passione sfrenata per il formaggio. Lo sapevate che il formaggio non fa bene ai gatti? Riccardo lo sapeva così cercava di non fargliene mai trovare, quando però succedeva e Anacleto trovava in giro qualche crosta di formaggio, era davvero un’impresa titanica portargliela via. Ci si poteva riuscire offrendogli in cambio unicamente i croccantini al salmone. Di Anacleto però non v’era traccia.

Riccardo era perplesso, troppo incuriosito per continuare a leggere o addirittura per andare a dormire, allora prese la decisione che cambiò per sempre la sua vita. Infilate le ciabattine a forma di dinosauro, acchiappato il giubbottino, cominciò a scendere piano piano dalle scale per non farsi scorgere da mamma e papà che si trovavano in salotto e a passi felpati arrivò alla porta di servizio, la aprì dolcemente e scivolò fuori. Andò sotto la finestra della sua stanza e si guardò attorno, ma niente. All’improvviso un forte bagliore illuminò un cespuglio dal suo interno, si sentiva una vocina flebile che rimbrottava “ahi ahi ahi” diceva “guarda che guaio ho combinato, che farò ora? Povera me!!”. Riccardo non credeva ai suoi occhi e nememno alle sue orecchie, all’interno del piccolo arbusto si trovava una stellina, sapete una di quelle a cinque punte che solitamente si disegnano e che rappresentano le stelle del cielo, proprio lei. La stellina puntò i suoi occhietti sparuti su Riccardo e stette immobile. Riccardo fece la stessa cosa. I due erano impalati l’una di fronte all’altro nel silenzio della notte interrotto solo da qualche civetta che cantava felice credendosi evidentemente una novella Maria Callas.

Purtroppo o per fortuna quel magico momento fu presto interrotto dalla palla di pelo di Anacleto che sopraggiunse a suon di carica zampettando tutto contento verso Riccardo, tra sè e sè era forse convinto di recuperare qualche croccantino fuori orario e dato che era sempre affamato si affrettò verso il cespuglio, ma anche il micio alla vista della stellina frenò d’impulso sulle zampe anteriori quasi capottandosi. I tre erano basiti, ognuno a modo suo certo, di fatto quasi pietrificati. Riccardo fu il primo a muoversi, lentamente si abbassò sulle ginocchia, si protrasse verso la stellina, con dolcezza le tese la mano e le chiese “cosa ti è successo? “ La stellina non avendo altra scelta decise che poteva provare a fidarsi di quello strano essere con due gambe e due braccia, senza punte che la guardava con due oblò marroni e gli spiegò che stava giocando a saltanuvole quando era inciampata ed era caduta scheggiandosi una punta. “non riesco a risalire sulla mia nuvola senza la quinta punta, come faccio? Che ne sarà di me ora?”. Riccardo rassicurò la stellina “mi prenderò cura io di te, non preoccuparti”, la raccolse attento a non farle del male e con Anacleto aggrappato ad una gamba nel massimo silenzio si diresse verso la sua camera.

Fortunatamente mamma e papà erano impegnati e non si erano accorti della diserzione del figlio così Riccardo potè tornare nella sua camera come se niente fosse e una volta arrivato pose con delicatezza la stellina sul suo letto, mentre Anacleto con la coda rizzata e i baffi tesissimi cercava di annusare l’intrusa e girava in tondo a Riccardo come a marcare il proprio territorio. Due carezze ad Anacleto unite alla consegna al micio di un topino meccanico da rincorrere avevano permesso a Riccardo di occuparsi di stellina, la quale cominciava a tranquillizzarsi, aveva compreso che l’ometto a due gambe che aveva davanti non le avrebbe fatto alcun male, sembrava proprio che volesse aiutarla e la nuvola che lui chiamava letto su cui l’aveva posta era accogliente e morbida. C’erano anche nuvole più piccole li vicino a forme strane che l’ometto aveva chiamato cuscini. Quanto erano comodi e morbidosi, sarebbe stato bello poter rimanere lì piuttosto che tra i cespugli spinosi del giardino. Riccardo guardò stellina e le chiese se avesse male. “no, non mi fa male, solo che deve aver tempo per ricrescere altrimenti non potrò più salire nel mio cielo. Per poter stare lassù con le mie sorelle devo avere tutte le mie cinque punte.”

“In questo caso dobbiamo trovare il modo di farti riposare e permettere alla punta scheggiata di riformarsi, quanto tempo pensi che ci vorrà?”

Stellina non ne era sicura, forse un paio di giorni. La decisione fu presto presa. Stellina sarebbe rimasta nascosta nella camera di Riccardo per tutto il tempo necessario, avrebbero solo dovuto trovare un nascondiglio sicuro perchè nessuno poteva vederla. Stellina spiegò a Riccardo che solo i bambini potevano vedere le stelle, agli adulti non era permesso incontrarle perchè non hanno conservato  la capacità di sognare che avevano nei loro cuori da piccini. Individuato nel pouf blu della cameretta il perfetto vano segreto, Riccardo si apprestò a recuperare Anacleto da sotto il letto, gli diede qualche croccantino al salmone trovato nella scatolina delle emergenze e lo mandò a casa sua, non prima di avergli fatto ovviamente tanti grattini dietro le orecchie come piaceva tanto a lui. Quindi pulì con del tonico trovato nella toiletta della mamma la punta scheggiata di stellina e rimase a farle copagnia e a farsi raccontare la meraviglia delle nuvole e dei giochi di lassù.

Il giorno dopo appena sveglio Riccardo controllò la sua amica che dormiva stanca per aver trascorso tutta la notte a chiaccherare, la prese delicatamente e la ripose nel pouf, quindi andò a scuola. Non fu facile mantenere il segreto che celava nel cuore, avrebbe voluto raccontare ai suoi compagni di Stellina e dell’avventura meravigliosa che stava vivendo, ma sapeva che doveva mantenere il riserbo assoluto e così fece.

Terminate le lezioni corse a casa e si fiondò letteralmente in camera sua dove trovò Stellina ancora addormentata, allora scese a far merenda e finì i compiti. Verso sera all’imbrunire stellina finalmente si svegliò. La sua punta stava migliorando e la parte che si era rovinata stava risanando velocemente, fu felice di ritrovare il suo piccolo nuovo amico e si fece raccontare tutto ciò che era successo a scuola, per Stellina era una grande novità dato che sulle nuvole non ci sono scuole e si gioca sempre, alla fine ci si annoia anche un pò mentre dai racconti di Riccardo, fatti di intervalli, giochi di gruppo, lezioni con lavagne magiche e fiabe fantastiche, Stellina si era fatta l’idea che la scuola fosse un posto allegro e divertente dove poter imparare tante cose nuove. A Stellina piaceva tanto imparare e sembrava talmente convinta che anche Riccardo cominciò a vedere la scuola con occhi diversi.

A parte la visita a sorpresa di Anacleto, quella sera trascorse tranquilla.

L’indomani Riccardo tornò a scuola e quindi a casa, attese l’imbrunire e quando Stellina si svegliò constatarono entrambi che la punta era completamente guarita. Il riposo e le cure affettuose del piccolo ometto avevano accelerato il processo di guarigione e sembrava che la punta fosse persino più brillante di prima. Stellina era felicissima, poteva tornare a correre e volare sulle nuvole, rivedere le sue sorelline e farsi trasportare dal vento del nord. C’ò che la rendeva però particolarmente entusiasta era il sapere che poteva tornare a trovare Riccardo tutte le volte che lo desiderava, ormai ne conosceva l’indirizzo. Sapeva riconoscere la sua casa e poteva atterrrare sulla nuvola morbida chiamata letto senza farsi alcun male.

Riccardo era contento, la sua nuova amica era guarita e sarebbe potuta risalita nel cielo blu, ma sarebbe anche rimasta sempre con lui, non avrebbe dovuto dirle addio. E che amica speciale!!! Quante cose aveva imparato grazie a lei! Stellina gli aveva narrato storie sui pianeti, sulla galassia e l’infinito, sulla luna e sul sole, e gli aveva confidato quanto fosse per loro stelle meraviglioso osservare all’imbrunire la terra con le sue macchie di colore perdersi all’orizzonte.

Prima di salire verso le nuvole Stellina avvolse nella sua luce Anacleto, che come tutte le sere si era presentato a casa da Riccardo e aveva reso il suo pelo ancora più brillante e dorato di quanto già non fosse, poi liberò un pò di polvere di stella che si perse negli occhi marroni di Riccardo e con un salto leggiadro arrivò sulla nuvola più vicina. Riccardo ed Anacleto stettero ad osservarla ancora per un pò, poi rientrarono in casa.

Nelle sere a venire degli anni successivi  Riccardo e Stellina continuarono a trovarsi, con loro anche Anacleto e la sua nuova famigliola composta da Annabella e quattro micini, finchè Stellina spiegò a Riccardo che ormai era cresciuto e che lei non poteva più tornare da lui. Riccardo capì, non era triste perchè la luce splendida che Stellina gli aveva donato in quegli anni l’aveva riempito di gioia e sapeva, in cuor suo, che anche se non potevano più incontrarsi Stellina avrebbe sempre vegliato su di lui e sapete che cosa gli dava questa certezza? Quando si guardava allo specchio vedeva riflesso nei suoi occhi delle pagliuzze dorate che risplendevano di una luce unica fatta di sogno, amicizia e fiducia.

X- Men: Apocalypse

51058.jpg      Partiamo da una considerazione che mi sono ritrovata a fare più volte negli anni e cioè che la storia d’Egitto con faraoni e piramidi ha ispirato il cinema da sempre. Proprio da lì si parte con un racconto che si declina negli anni e si frappone tra un prequel e dei sequel che in realtà sono stati dei punti di partenza per la sagra sugli x-men. Per ricostruire tutti i passaggi e i vari eventi vi rimando a Wikipedia (con tanto di inchino per la massima considerazione che ho verso Wiki!), però posso dirvi che la trama è impregnata di magia e sovrannaturale a prescindere dalle potenzialità degli x-men stessi., ma risulta vuota in più parti del film e manca di spessore. Ci si annoia un pò, i personaggi non sono ben delineati e si fa fatica a contestualizzarli rispetto ai film precedenti e a quelli successivi, ma questo è un problema di sceneggiatura e di come la traccia del film sia stata sviluppata in maniera “svogliata”. Alcuni attori mi sono piaciuti, sono giovani ma molto bravi e non fanno rimpiangere attori navigati, guidati da Fassbender e McAvoy e la Lawrence, si  calano perfettamente nei personaggi mettendo le radici per sviluppi futuri che comunque conosciamo. Curioso che l’attore scelto per il villain tale Apocalisse sia quel Oscar Isaac che in Guerre Stellari capitolo 7 è il pilota straordinario che guida i ribelli contro il leader supremo Snoke.

Grandi gli effetti speciali come sempre. Come per tutti i Marvel movies esco dal cinema sperando di avere all’improvviso qualche potere straordinario, dovendo scegliere per esempio mi piacerebbe essere in grado di teletrasportarmi come nightcrawler  ma così non è. Se decidete di andare a vederlo fate attenzione al passaggio iniziale, dopo l’introduzione in parallelo alla sigla un vortice grafico conduce lo spettatore nel corso degli eventi storici fino ai giorni in cui è ambientato il film. Piccola riflessione: il computer e la tecnologia sono campi legati alla vita di tutti i giorni attraverso tutte le coordinate possibili, chi sa usare bene il computer o lo sa programmare ha qualche chance in più per realizzarsi nel mondo attuale?

Casa Ultra Dolce Garnier, una bellissima esperienza in centro a Milano

download (1) Ciao amici, vorrei condividere con voi un’esperienza molto positiva e gratificante che ho fatto ieri presso la Casa Ultra Dolce Garnier in via Garibaldi 117 a Milano. Grazie ad un’iniziativa con la rivista Tu Style (il mio giornale preferito e con l’occasione vi rimando all’articolo scritto su OVS dove lo cito ampiamente) ho potuto iscrivermi scegliendo tra un trattamento capelli oppure un full body massage gratuito presso il salone citato, ho optato per quest’ultimo, mi sono recata in salone dove mi hanno accolto dei giovani professionisti educatissimi e preparati che mi hanno coccolato con un sano e sfizioso aperitivo e regalato dei prodotti davvero ottimi che in parte già conoscevo e usavo. La chicca è stata il massaggio che mi ha fatto Diana, semplicemente magnifico, una mezzoretta di totale relax e di infinita soddisfazione per come è riuscita a placare i morsi della mia cervicale. Diana è giovane, ma preparatissima e molto dolce e colgo l’occasione per ringraziarla e farle tanti auguri per la sua professione perchè se li merita tutti (alla faccia delle critiche ai giovani lavoratori italiani che spesso sono infondate e gratuite!). Tra i prodotti che mi ha proposto ho scelto il balsamo alla crema d’avena & latte di mandorla, un profumo delicato e sensuale che mi ha avvolta tutta sera in un abbraccio che ha prolungato l’effetto benefico del massaggio.

Un’altra giovane professionista mi ha dato un consiglio che seguirò per proteggere i capelli dai raggi del sole e dall’aggressione al mare di acqua salata e vento: in alternativa ai tanti prodotti dedicati e in commercio mi ha suggerito di provare ad utilizzare la maschera nutriente che solitamente si risciacqua, senza però risciacquare, mettendone un poco tra le mani e passandole dita tra i capelli. Questo trattamento dovrebbe mantenerli protetti e aiutarli a non sfibrarsi preservando lucentezza e morbidezza.

Anche io nel mio piccolo mi sono  permessa di dare un consiglio: servirebbero delle fiale per ristrutturare un capello molto sfibrato, al momento questo prodotto manca nella linea Garnier ed è un peccato considerata la qualità degli altri prodotti che per lo più sono privi di parabeni e testati dermatologicamente.

L’iziativa ha avuto un successone e ho saputo ieri colloquiando con un’altra cliente che si era iscritta e che saluto 🙂 che di iniziative similari Garnier ne ha organizzate altre, per es. quella per creare nel giardino d’inverno la fragranza di profumo dedicata ad ogni singola cliente, peccato essermela persa!!!!!

Concludo ringraziando Garnier e Tu Style e mi auguro che presto possano esserci altre iniziative di questo tipo!!!!