La festa dell’autunno

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In un paesino lontanto lontanto abbarbicato sui monti della Val di Qua abitava un bambino di nome Pietro.

Viveva con la mamma in una casetta graziosa immersa in un giardino ovale e circondato da pini abeti e rose selvatiche. La casetta era composta da tante villette, una vicina all’altra e nel corso dell’ultimo anno erano nati diversi bambini in quelle casette, maschietti e femminucce, ma erano ancora piccini e non potevano fare compagnia a Pietro che spesso si sentiva solo ed era sempre alla ricerca di qualcuno con cui giocare.

In estate era tutto più semplice, le giornate erano lunghe e faceva caldo, Pietro si trovava spesso al parco con i suoi amici, a volte  veniva invitato nelle loro case e trascorreva interi pomeriggi nei loro giardini e nei prati a correre e a divertirsi insieme a loro. Giri in bicicletta, giochi al pallone, corse, nascondino, ce l’hai, mago ghiaccio, quanti giochi e quante risate, era veramente bellissimo!

Ma sul finire dell’estate arrivava la malinconia, le giornate si accorciavano sempre più, diventavano meno colorate e piano piano l’aria fredda prendeva il posto del venticello estivo, le mamme richiamavano i loro bambini e ci si preparava al rientro a scuola. Che sconforto!

Pietro non capiva perchè l’estate doveva finire, a sei anni era ancora un mistero,  perchè non poteva restare e continuare a far felici tutti i bambini? Lo aveva chiesto ai suoi amici, ma nessuno gli aveva saputo rispondere. Allora lo aveva chiesto al suo papà che gli aveva spiegato che le stagioni si rincorrono per un gioco continuo che dura tutto l’anno, ma Pietro non era soddisfatto.  Lo chiese ai nonni, che gli dissero che le stagioni si succedono per far crescere i bambini, per dare al tempo la possibilità di indossare abiti diversi. Nemmeno questa spiegazione piacque a Pietro.

Un giorno la mamma lo prese per mano e lo condusse in giardino, insieme raccolsero foglie di tutti i colori, gialle, rosse, arancioni, viola, verdi e marroni. Rientrarono in casa e decorarono il mese di ottobre del calendario incollando le foglie e disegnando tante castagne. La mamma poi preparò insieme a Pietro delle tortine deliziose ricoperte di glassa e farcite di cioccolato. Le mangiarono ancora calde, appena tolte dal forno, insieme ad una squisita cioccolata bianca ricoperta di cannella. Verso sera la mamma riportò Pietro in giardino e insieme lasciarono sul prato delle nocciole, poi si nascosero dietro un cespuglio e di lì a poco arrivò una famigliola di scoiattolini vivacissimi che con le loro zampette veloci portarono via tute le nocciole e in un baleno risalirono sull’albero da cui erano venuti col prezioso tesoro. La mamma sorrise al suo Pietro e gli spiegò che ogni stagione ha del buono e un compito importante. Gli spiegò che i pini si preparavano ad accogliere la neve dell’inverno per essere decorati ad alberi di natale, che i roseti si stavano riposando per rifiorire in primavera, che le foglie si coloravano per rallegrare i bambini prima di lasciare il posto ai nuovi germogli, che le castagne maturavano per sostituirsi a more e lamponi, che torte e cioccolate calde si potevano gustare dato che la temperatura era scesa e cominciava a far freddo.  Pietro guardava la sua mama con occhi spalancati e pieni di stupore, gli mancava l’estate ma quello che gli spiegava la mamma era bello, caldo e colorato. Pietrò capì che poteva lo stesso giocare con i suoi amici, magari trovandosi dopo scuola. Forse non avrebbero potuto correre ogni giorno per i prati, ma potevano fare giochi diversi, come imparare a intagliare il legno, disegnare, inventarsi cacce al tesoro nascondendo indizi per casa, avrebbero fatto ottime merende coccolati dalle loro mamme e avvolti dal calore delle loro case. Presto sarebbe arrivato il natale, poi la primavera e di nuovo l’estate. Niente era perduto, solo ritrovato. Pietrò capì che anche in autunnno c’erano cose buone. Non era più così triste e quando di notte si accoccolava nel suo lettino nel tempore della sua casetta e ascoltava le favole della buona notte che la mamma gli raccontava, era felice.

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