Nonna Geppi e le pietre preziose

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Nonna Geppi era sempre stata una nonna speciale, è anche vero che per tanti bambini i propri nonni sono speciali, forse per tutti i bambini, ma Beatrice era fermamente convinta che la sua lo era stata di più.

Spesso era nonna Geppi che andava a scuola a prendere Beatrice, quando per esempio capitava che la sua mamma avesse qualche impegno di lavoro o ritardava nell’espletare le faccende domestiche, oppure quando nonna e nipote concordavano di trascorrere un pomeriggio particolare che solitamente cominciava con una piccolo pranzetto al bistrot dell’angolo al centro del piccolo paese, una passeggiata verso casa attraverso il parco con breve sosta sulla panchina a vedere le ochette del minuscolo laghetto che beccheggiavano starnazzando mentre nonna e nipote inventavano storie e fiabe o si raccontavano la mattina trascorsa. A seguire, arrivate a casa, si dividevano i compiti, Beatrice si concentrava sui compiti di scuola mentre la nonna preparava torte squisite che sarebbero state cotte in tempo per la merenda. Torta alle mele, alle pere, crostata di cioccolato, di prugne e di mirtilli, strudel con noci, la torta di pane o quella di carote, la torta margherita, la torta glassata, erano tante e sempre diverse, in comune avevano sicuramente la bontà e quando, verso sera, la mamma di Beatrice le raggiungeva per trascorrere qualche momento tutte insieme prima di rientrare con la figlia a casa propria, nonna Geppi prendeva una scatolina e metteva dentro quello che restava della torta affinchè la nipote insieme ai suoi genitori e al fratellino Giorgio potesse gustarla la mattina dopo per colazione.

Tra tutte le cose che nonna Geppi possedeva ciò che catturava maggiormente la fantasia di Beatrice erano i suoi gioielli, la nonna infatti ne indossava diversi che riponeva sempre nel cofanetto sul comò in camera da letto. Beatrice chiedeva spesso alla nonna di raccontarle la storia di tutti quei gioielli e delle pietre che li caratterizzavano e la nonna era ben felice di ripetersi narrando eventi e occasioni che erano stati impreziositi dai lucenti monili.

Il turchese troneggiava al centro del cofanetto era un anello importante, la nonna solitamente lo indossava in primavera, quando la natura si risvegliava e le giornate cominciavano ad allungarsi sempre più, le era stato regalato dal nonno durante un viaggio in Marocco tanti anni prima, portava con sè la magia delle notti d’oriente e le venature che apparivano in superficie gli davano quell’aria vissuta ed etera che scatenava la fantasia di Beatrice, la piccola infatti si ritrovava a fantasticare su quale principessa orientale avesse mai potuto indossare quell’anello e se magari assomigliasse a Jasmine protagonista del suo cartone animato preferito. La nonna le aveva anche spiegato che la più antica gemma di turchese era stata rinvenuta in Egitto circa ottomila anni prima e che anche le antiche civiltà dei maya e degli incas amavano apporre il turchese nei loro gioielli.

Poi c’era il bracciale di corallo, quando era stato acquistato era presente anche Beatrice dato che aveva accompagnato la sua mamma al negozio. Inizialmente dinanzi l’esposizione da parte della commessa delle diverse pietre mamma e figlia si erano dimostrate un pò indecise se propendere per l’acquisto di un’opale chiaro, ma quando Beatrice aveva visto le fiamme cardinalizie del corallo aveva insistito affinchè comprassero proprio quello, era certa che nonna Geppi l’avrebbe adorato e così fu. La nonna lo indossava quasi sempre dato che le ricordava la figlia e la nipote e la bellissima festa che le avevano fato per il suo compleanno due anni prima.

Riparato in una bustina di velluto blu se ne stava lo smeraldo, un pezzo antico appartenuto alla famiglia di nonna Geppi da generazioni e tramandato di madre in figlia portava con sè la storia di famiglia, era incastonato in una montatura un pò antica, ma la pietra in sè di un intenso color verde e di elevata trasparenza era ipnotizzante dalla bellezza e dalla luce che rifletteva. La nonna aveva spiegato a Beatrice che per alcuni popoli, precisamente per i Buddhisti, lo smeraldo è considerato uno dei sette tesori e viene equiparato alla saggezza.

Nel cofanetto si trovavano altri gioielli di foggia diversa, alcune perle, degli orecchini di ematite, due anelli d’oro e una piccola verretta di diamanti. Beatrice li conosceva bene, li aveva visti tante volte indossati dalla nonna e ora appartenevano a lei, la nonna glieli aveva lasciati in memoria di ciò che era stato, a testimonianza di un passato che ora si ritrovava chiuso in quel cofanetto di velluto bordeaux. Quando Beatrice ne indossava uno sentiva la forza della nonna, la sua allegria, il suo contagioso buonumore giungerle come un vento dolce e sapeva che nonna Geppi era sempre con lei.

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