Una stellina, un bambino di nome Riccardo e un Anacleto curioso e peloso

stella-stellina

Quella notte il cielo era blu, un intenso blu notte illuminato da sprazzi di luce brillante, le stelline che avevano pensato di rischiarare l’oscurità rendendola ancora più intensa e profonda, quasi magnetica.

Riccardo se ne stava appollaiato alla finestra della sua camera da letto, seduto sulla panca bianca adiacente alla finestra della cameretta mansardata e leggeva il libro di racconti che la sua mamma gli aveva regalato per il compleanno. Non che la lettura fosse il suo passatempo preferito, ma sapeva che la mamma ci teneva tanto e poi in effetti i racconti erano carini quindi aveva ben pensato di potercisi dedicare un buon quarto d’ora prima di andare a dormire. Quello che Riccardo ancora non sapeva era che quella notte sarebbe stata molto lunga, tante cose sarebbero successe e negli anni a venire si sarebbe chiesto più volte se tutto ciò che era avvenuto era frutto della sua fantasia o vera realtà.

Meglio partire dal principio, come vi dicevo Riccardo stava leggendo il primo capitolo del libro quando sentì un rumore, una specie di tonfo sordo, come se qualcosa fosse precipatato dritto dritto nel giardino e la caduta fosse stata attutita dai cespugli sparsi lì intorno. Guardò immediatamente di sotto, ma non vide nulla. Continuò a leggere cercando di concentrarsi daccapo quando capitò di nuovo. Questa volta sentì un lamento, un mugugnare quasi un piagnucolare. Non poteva essersi sbagliato così guardò ancora, ma proprio non riusciva a vedere un bel niente. Sarà stato il gatto del vicino pensò, Anacleto era solito rincorrere un merlo, che per la cronaca era quasi più grosso di lui, con cui si litigava i vermetti, le foglie, le nocciole da mesi ormai. Era simpatico Anacleto, tanto pelo color cipria con striature marroncine, due occhioni azzurri, grandi baffi e una passione sfrenata per il formaggio. Lo sapevate che il formaggio non fa bene ai gatti? Riccardo lo sapeva così cercava di non fargliene mai trovare, quando però succedeva e Anacleto trovava in giro qualche crosta di formaggio, era davvero un’impresa titanica portargliela via. Ci si poteva riuscire offrendogli in cambio unicamente i croccantini al salmone. Di Anacleto però non v’era traccia.

Riccardo era perplesso, troppo incuriosito per continuare a leggere o addirittura per andare a dormire, allora prese la decisione che cambiò per sempre la sua vita. Infilate le ciabattine a forma di dinosauro, acchiappato il giubbottino, cominciò a scendere piano piano dalle scale per non farsi scorgere da mamma e papà che si trovavano in salotto e a passi felpati arrivò alla porta di servizio, la aprì dolcemente e scivolò fuori. Andò sotto la finestra della sua stanza e si guardò attorno, ma niente. All’improvviso un forte bagliore illuminò un cespuglio dal suo interno, si sentiva una vocina flebile che rimbrottava “ahi ahi ahi” diceva “guarda che guaio ho combinato, che farò ora? Povera me!!”. Riccardo non credeva ai suoi occhi e nememno alle sue orecchie, all’interno del piccolo arbusto si trovava una stellina, sapete una di quelle a cinque punte che solitamente si disegnano e che rappresentano le stelle del cielo, proprio lei. La stellina puntò i suoi occhietti sparuti su Riccardo e stette immobile. Riccardo fece la stessa cosa. I due erano impalati l’una di fronte all’altro nel silenzio della notte interrotto solo da qualche civetta che cantava felice credendosi evidentemente una novella Maria Callas.

Purtroppo o per fortuna quel magico momento fu presto interrotto dalla palla di pelo di Anacleto che sopraggiunse a suon di carica zampettando tutto contento verso Riccardo, tra sè e sè era forse convinto di recuperare qualche croccantino fuori orario e dato che era sempre affamato si affrettò verso il cespuglio, ma anche il micio alla vista della stellina frenò d’impulso sulle zampe anteriori quasi capottandosi. I tre erano basiti, ognuno a modo suo certo, di fatto quasi pietrificati. Riccardo fu il primo a muoversi, lentamente si abbassò sulle ginocchia, si protrasse verso la stellina, con dolcezza le tese la mano e le chiese “cosa ti è successo? “ La stellina non avendo altra scelta decise che poteva provare a fidarsi di quello strano essere con due gambe e due braccia, senza punte che la guardava con due oblò marroni e gli spiegò che stava giocando a saltanuvole quando era inciampata ed era caduta scheggiandosi una punta. “non riesco a risalire sulla mia nuvola senza la quinta punta, come faccio? Che ne sarà di me ora?”. Riccardo rassicurò la stellina “mi prenderò cura io di te, non preoccuparti”, la raccolse attento a non farle del male e con Anacleto aggrappato ad una gamba nel massimo silenzio si diresse verso la sua camera.

Fortunatamente mamma e papà erano impegnati e non si erano accorti della diserzione del figlio così Riccardo potè tornare nella sua camera come se niente fosse e una volta arrivato pose con delicatezza la stellina sul suo letto, mentre Anacleto con la coda rizzata e i baffi tesissimi cercava di annusare l’intrusa e girava in tondo a Riccardo come a marcare il proprio territorio. Due carezze ad Anacleto unite alla consegna al micio di un topino meccanico da rincorrere avevano permesso a Riccardo di occuparsi di stellina, la quale cominciava a tranquillizzarsi, aveva compreso che l’ometto a due gambe che aveva davanti non le avrebbe fatto alcun male, sembrava proprio che volesse aiutarla e la nuvola che lui chiamava letto su cui l’aveva posta era accogliente e morbida. C’erano anche nuvole più piccole li vicino a forme strane che l’ometto aveva chiamato cuscini. Quanto erano comodi e morbidosi, sarebbe stato bello poter rimanere lì piuttosto che tra i cespugli spinosi del giardino. Riccardo guardò stellina e le chiese se avesse male. “no, non mi fa male, solo che deve aver tempo per ricrescere altrimenti non potrò più salire nel mio cielo. Per poter stare lassù con le mie sorelle devo avere tutte le mie cinque punte.”

“In questo caso dobbiamo trovare il modo di farti riposare e permettere alla punta scheggiata di riformarsi, quanto tempo pensi che ci vorrà?”

Stellina non ne era sicura, forse un paio di giorni. La decisione fu presto presa. Stellina sarebbe rimasta nascosta nella camera di Riccardo per tutto il tempo necessario, avrebbero solo dovuto trovare un nascondiglio sicuro perchè nessuno poteva vederla. Stellina spiegò a Riccardo che solo i bambini potevano vedere le stelle, agli adulti non era permesso incontrarle perchè non hanno conservato  la capacità di sognare che avevano nei loro cuori da piccini. Individuato nel pouf blu della cameretta il perfetto vano segreto, Riccardo si apprestò a recuperare Anacleto da sotto il letto, gli diede qualche croccantino al salmone trovato nella scatolina delle emergenze e lo mandò a casa sua, non prima di avergli fatto ovviamente tanti grattini dietro le orecchie come piaceva tanto a lui. Quindi pulì con del tonico trovato nella toiletta della mamma la punta scheggiata di stellina e rimase a farle copagnia e a farsi raccontare la meraviglia delle nuvole e dei giochi di lassù.

Il giorno dopo appena sveglio Riccardo controllò la sua amica che dormiva stanca per aver trascorso tutta la notte a chiaccherare, la prese delicatamente e la ripose nel pouf, quindi andò a scuola. Non fu facile mantenere il segreto che celava nel cuore, avrebbe voluto raccontare ai suoi compagni di Stellina e dell’avventura meravigliosa che stava vivendo, ma sapeva che doveva mantenere il riserbo assoluto e così fece.

Terminate le lezioni corse a casa e si fiondò letteralmente in camera sua dove trovò Stellina ancora addormentata, allora scese a far merenda e finì i compiti. Verso sera all’imbrunire stellina finalmente si svegliò. La sua punta stava migliorando e la parte che si era rovinata stava risanando velocemente, fu felice di ritrovare il suo piccolo nuovo amico e si fece raccontare tutto ciò che era successo a scuola, per Stellina era una grande novità dato che sulle nuvole non ci sono scuole e si gioca sempre, alla fine ci si annoia anche un pò mentre dai racconti di Riccardo, fatti di intervalli, giochi di gruppo, lezioni con lavagne magiche e fiabe fantastiche, Stellina si era fatta l’idea che la scuola fosse un posto allegro e divertente dove poter imparare tante cose nuove. A Stellina piaceva tanto imparare e sembrava talmente convinta che anche Riccardo cominciò a vedere la scuola con occhi diversi.

A parte la visita a sorpresa di Anacleto, quella sera trascorse tranquilla.

L’indomani Riccardo tornò a scuola e quindi a casa, attese l’imbrunire e quando Stellina si svegliò constatarono entrambi che la punta era completamente guarita. Il riposo e le cure affettuose del piccolo ometto avevano accelerato il processo di guarigione e sembrava che la punta fosse persino più brillante di prima. Stellina era felicissima, poteva tornare a correre e volare sulle nuvole, rivedere le sue sorelline e farsi trasportare dal vento del nord. C’ò che la rendeva però particolarmente entusiasta era il sapere che poteva tornare a trovare Riccardo tutte le volte che lo desiderava, ormai ne conosceva l’indirizzo. Sapeva riconoscere la sua casa e poteva atterrrare sulla nuvola morbida chiamata letto senza farsi alcun male.

Riccardo era contento, la sua nuova amica era guarita e sarebbe potuta risalita nel cielo blu, ma sarebbe anche rimasta sempre con lui, non avrebbe dovuto dirle addio. E che amica speciale!!! Quante cose aveva imparato grazie a lei! Stellina gli aveva narrato storie sui pianeti, sulla galassia e l’infinito, sulla luna e sul sole, e gli aveva confidato quanto fosse per loro stelle meraviglioso osservare all’imbrunire la terra con le sue macchie di colore perdersi all’orizzonte.

Prima di salire verso le nuvole Stellina avvolse nella sua luce Anacleto, che come tutte le sere si era presentato a casa da Riccardo e aveva reso il suo pelo ancora più brillante e dorato di quanto già non fosse, poi liberò un pò di polvere di stella che si perse negli occhi marroni di Riccardo e con un salto leggiadro arrivò sulla nuvola più vicina. Riccardo ed Anacleto stettero ad osservarla ancora per un pò, poi rientrarono in casa.

Nelle sere a venire degli anni successivi  Riccardo e Stellina continuarono a trovarsi, con loro anche Anacleto e la sua nuova famigliola composta da Annabella e quattro micini, finchè Stellina spiegò a Riccardo che ormai era cresciuto e che lei non poteva più tornare da lui. Riccardo capì, non era triste perchè la luce splendida che Stellina gli aveva donato in quegli anni l’aveva riempito di gioia e sapeva, in cuor suo, che anche se non potevano più incontrarsi Stellina avrebbe sempre vegliato su di lui e sapete che cosa gli dava questa certezza? Quando si guardava allo specchio vedeva riflesso nei suoi occhi delle pagliuzze dorate che risplendevano di una luce unica fatta di sogno, amicizia e fiducia.

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