Il vecchio baule

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A casa Dominicis si aspettava da sempre il natale con trepidazione. Ci si preparava per tempo, decorazioni, alberi, dolcetti, buone azioni, letterine a babbo natale, tutto era svolto con armonia e se qualche decalcomania si staccava dai vetri c’era sempre chi correva a sistemarla affinché tutto fosse perfetto. I bambini di casa Dominicis erano tre: Simone, Sara e Andrea. Tre fratellini molto diversi tra loro, Simone aveva otto anni, Sara ne aveva sei e Andrea ne aveva quattro.

A volte giocavano insieme, spesso bisticciavano, capitava anche che si unissero a due quando il terzo si perdeva dietro qualche gioco per conto suo, ma quando erano costretti a stare tanto in casa per via del brutto tempo o perché avevano il raffreddore capitava che si annoiassero e spazientiti cominciavano a fare capricci e a lamentarsi in giro per casa.

Nonno Paride che era un furbone e adorava i suoi nipoti aveva capito che se fosse riuscito a distrarli nelle lunghe giornate che precedevano il natale, avrebbe svolto un servizio non da poco alla figlia, ovverossia alla mamma dei tre bambini, la quale tra tutte le commissioni da fare e gli impegni di casa si affannava non poco ed arrivava a  sera cotta e bollita, in una parola lessa, un po’ come le mele cotte in pentola per intenderci. La fulminazione arrivò un pomeriggio verso le quattro mentre i tre pargoli, dopo aver fatto merenda, erano più agitati del solito e si rincorrevano per casa litigandosi giochi e attenzioni. Nonno Paride li chiamò e chiese loro se avessero voluto seguirlo in solaio per recuperare un vecchio baule. I tre, a cui solitamente era proibito l’avventurarsi in solaio visto il disordine che avrebbero potuto creare in meno di due microsencondi, accettarono di buon grado e zampettarono su per le scale con i loro calzerotti trascinandosi dietro nell’ordine un giornalino, una bambolina e un ciuccio di gomma pieno di caramelle.

Nonno Paride aveva ben chiaro in mente quale baule doveva recuperare e deciso si allungò verso lo scaffale più alto, agguantò un grosso baule marrone per la maniglia di ferro e lo pose con attenzione sul pavimento del solaio ricoperto da tappeti antichi ben conservati dalla figlia. In solaio si stava bene dato che era accogliente e riscaldato e il nonno pensò che avrebbero potuto fermarsi lassù per un po’, lo propose ai tre bimbi che accettarono all’unisono. La curiosità dei tre intanto saliva e mentre fremevano per guardare dentro al baule chiedevano al nonno a gran voce di aprirlo.

Nonno Paride li accontentò e dopo aver tirato fuori dalla tasca una vecchia chiave che sapeva di fiaba, aprì il lucchetto e poi schiuse il baule. Gli occhi dei bambini si spalancarono ricchi di emozione su un telo di lino ricamato con tre iniziali: una S, un’altra S e infine una A.

Simone, il più grande, colse subito che le lettere richiamavano i loro tre nomi e chiese al nonno se il baule appartenesse a loro tre. Nonno Paride spiegò che si in un certo senso quel baule apparteneva anche a loro, esso conteneva giochi e ricordi dell’infanzia di tre generazioni e che aveva un gran valore per tutta la famiglia. Ben custoditi all’interno erano stati riposti infatti i giocattoli appartenuti a lui e alle sue sorelle, alla mamma dei bimbi e qualche gioco di Simone, che era passato a Sara ed infine ad Andrea e poi dimenticato quando anche il piccolo di casa aveva superato i tre anni. Spostato con delicatezza il telo ecco apparire ninnoli e giochi di colori, manifattura e foggia diversa: i bambini fecero per prendere i giochi ma il nonno li fermò e spiegò loro che avrebbe raccontato la storia di ciascun gioco con calma, magari non avrebbe terminato nel corso di quel pomeriggio, ma che avrebbero potuto ritornare sul solaio anche nei giorni successivi e magari, se si fossero comportati bene, sarebbero riusciti col suo aiuto a montare il trenino che faceva capolino tra l’orso Maluf e la trottola Rosi. Simone era entusiasta, proprio per il suo compleanno aveva ricevuto un trenino rosso della lego che ruotava in circolo e si trasformava in treno passeggeri o trasporto merci a seconda di quello che lui desiderava, bastava cambiare piccoli dettagli e qualche pezzo ed ecco che un gioco si trasformava in qualcosa di diverso. Alla vista di quel vecchio trenino così particolare e ricco di dettagli e rotaie si fece rosso in viso per l’emozione. Anche Sara era felice, aveva adocchiato nel baule tre vecchie barbie e una scatola rosa colma di vestiti e accessori che non aveva mai visto, appartenevano ad un tempo lontano e sarebbe stato veramente magnifico poterci giocare. Infine, ma certamente non ultimo, il piccolo Andrea che alla vista della trottola Rosi, della papera Camilla (il nome era stampato sul collare anche se Andrea non poteva saperlo dato che non sapeva leggere e il nonno aveva dovuto fare le debite presentazioni) e del dinosauro Adalberto aveva sputato letteralmente il ciuccio che aveva in bocca e sembrava ipnotizzato dai suoi tre nuovi amici, che evidentemente contraccambiavano la simpatia dato che non gli spostavano gli occhi di dosso!

Nonno Paride cominciò a raccontare ai tre nipoti da dove arrivavano quei giochi, narrò loro aneddoti e storielle divertenti che erano accadute in un passato remoto e in un passato più recente e mentre intratteneva i nipoti riviveva a sua volta tante meravigliose emozioni che avevano accompagnato le giornate di gioco spensierato sue e dei suoi cari. Il tempo volò e in un batter d’ali arrivò l’ora di cena, i bambini non volevano scendere ovviamente allora il nonno promise che non avrebbe riposto il baule. Concordarono che avrebbero risistemato il telo all’interno del baule ma che avrebbero lasciato i giochi sul tappeto esattamente come si trovavano in quel momento per riprendere a giocare il giorno dopo e quello dopo ancora. Il solaio divenne un posto magico per tutta la durata del periodo prenatalizio e anche dopo il S. Natale e negli anni avvenire ogni tanto i bambini decidevano di ritornarci per aprire il vecchio baule dei ricordi che ospitava sempre qualche nuovo gioco ricordo da cui i tre non volevano separarsi e rappresentava la loro infanzia e un tesoro che andava protetto e preservato con gelosa immensa gioia.

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