Il rosso sta bene proprio a tutti!!!!

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E’ definitivo il rosso è un gran colore e sta bene proprio a tutti!!! Può piacere o meno certo, come sempre è una questione di gusto, ma non sbagliamo nell’affermare che sta bene a tutti. Dimostriamolo: alle more sta d’incanto, alle bionde pure, sta benissimo anche alle rosse, magari gli effetti sono diversi, molto dipende anche dalla carnagione, ma si fa fatica a trovare una persona che indossando un abito di questo colore stia male.

Altra considerazione: il rosso va bene per quasi qualsiasi occasione, portabilissimo a teatro (dove il viola sarebbe vietato per oppurtunistiche motivazioni di scaramanzia storica), alle cerimonie (nessuna sposa si altera se vede un’invitata in rosso mentre a volte il nero è vietato e il bianco sconsigliato), fa da contrasto ai vari blu, neri e antracite dei vestiti maschili che comunemente imperano accanto, fa risaltare sempre la persona che sia più o meno abbronzata e mette sicuramente di buon unore.

Vediamo come siamo messi ad abbinamenti: un abito, una jumpsuit rossa o anche un pantalone stile impero possono essere facilmente coordinati con scarpe e borse nere oppure in casi particolari scarpe dorate o argentate e clutch di rimando, oppure si può scegliere il bianco come colore d’appoggio.

Se avete qualche secondo fate un giretto su google immagini e guardate che carrellata di meravigliosi outfit in rosso ci sono e che allure dona a chi lo indossa.

Il rosso per eccellenza: il mitico rosso Valentino, il rosso della nostra Ferrari, il rosso Alfa Romeo, il rosso della italianissima bandiera e il rosso di Cappuccetto Rosso 🙂

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L’Orsetto, il miele e il piccolo drago

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Nel bosco del tempo perduto proprio dietro la vallata del vento corto si trova una piccola tana circondata da cespugli verdi rallegrati da more e lamponi. Lì intorno si altenanto viole ciocche e cicalmini e verso settembre fanno la loro apparizione anche alcuni funghetti di nome finferli. La piccola tana è abitata da un orsetto di nome Totò che nel tempo ha fatto amicizia con gli altri animaletti del bosco, daini, marmotte, scoiattoli, opossum e persino con un lupacchiotto dal pelo bianco bianco come la neve.

Alle simpatiche pallotte di pelo piace tanto giocare, rotolarsi nell’erba del prato e tuffarsi nei cespugli variopinti che si trovano lì intorno e dopo tanta attivià è inevitabile che venga loro una gran fame. Ognuno ha la sua merenda preferito, chi bacche, chi vermicelli, chi noci, ma cosa c’è di meglio che una scorpacciata di miele sopraffino? Totò è un orsetto davvero goloso, è anche un vero intenditore perchè dopo averne assaggiati tanti e diversi è riuscito a scovare il miele che, a suo dire, farebbe venire l’acquolina in bocca anche ad un pesce. Beh l’idea è un pò strana, è risaputo che ai pesci non piace il miele, se ne è forse mai visto uno gustarsi il miele attingendolo da qualche barattolino o alveare? E’ pur vero che Totò ha pensato bene di unire le sue passioni, la caccia al salmone, pesce per lui delizioso e di rara bontà, e la caccia all’alveare delle api brisèè che producono il suo miele preferito, impreziosito da note aromatiche di petali di rose e viole e legno ambrato. Nessuno tra i suoi amichetti ha pensato di spiegare a Totò che i pesci non amano il miele, ma questo poco importa, ciò che sorprende è quanto è accaduto un giorno mentre Totò aspettava buono e tranquillo sotto l’albero dove era appeso l’alverare dei suoi sogni. Se ne stava lì contento e felice e pregustava quella bontà, le sue amiche apine infatti gli avevano spiegato che avevano quasi terminato la produzione della giornata, quella era un’annata speciale dato che il miele prodotto migliorava di giorno in giorno. Totò fremeva di entusiasmo ed era talmente concentrato che non si accorse della coda verde a scaglie violetta che usciva da una siepe. Ad un certo punto però non potè più ignorarla perchè la siepe cominciò ad avvicinarsi e nel centro si potevano intravedere due occhioni grandi grandi che lo fissavano con indubbia curiosità. La siepe parlò e rivolta a Totò disse: “ciao, io sono Eliot, vengo da un paese lontano e vorrei trovare un amico”.

Totò osservò la siepe e si chiese come fosse possibile che una siepe parlasse e soprattutto volesse degli amici, così un pò stupito e sicuramente perplesso rispose: “ sei una strana siepe, ma per me va bene. Possiamo essere amici, mi chiamo Totò”. Eliot a quel punto sgranò maggiormente i suoi occhioni verdi e rispose a Totò che lui di fatto non era una siepe ma un piccolo drago che veniva dal nord. Gli spiegò anche che era l’ultimo di una lunga generazione e che era stanco di viaggiare e nascondersi, era convinto di trovarsi in un bellissimo posto e avrebbe tanto desiderato fermarsi lì. Preso coraggio, anche grazie a Totò che non sembrava spaventato da quell’incontro, finalmente Eliot uscì dalla siepe. Era veramente un draghetto carino, scaglie verdi e di color violetto si alternavano a riflessi arancioni, in fondo alla coda aveva anche qualche macchiolina rossa e dietro l’orecchio sinistro una buffa voglia a forma di cuore, infine le sue ali erano color miele e quando le muoveva produceva una leggera brezza che avvolgeva tutto quello che era lì intorno.

L’orsetto Totò e il draghetto Eliot fecero subito amicizia e scoprirono un segreto importante, entrambi adoravano il miele, erano capaci di sentirne il profumo a distanza e sapevano riconoscere le produzioni migliori, allora decisero di buon grado e da buoni amici di dividersi la colazione loro regalata dalle api brisèè, le quali erano ben orgogliose di aver trovato anche nel draghetto un sincero estimatore del loro operato.

Totò aiutò Eliot a costruirsi una piccola tana vicina alla sua, gli presentò gli amici del bosco e tutti insieme cominciarono a giocare allegramente inventandosi ogni giorno qualche nuova avventura, ma al momento della merenda i due amici non dimenticavano mai di correre sotto i loro alveari preferiti per fare grandi scorpacciate di nettare brisèè.

Se mamma e papà ti propongono una gita nei boschi non esitare, magari sarai fortunato e potrai sentire l’allegra banda giocare, magari riuscirai anche a vederli, quel che è certo è che se saprai ascoltare sentirai le apine brisè volare.

 

Le Fate Innamorate

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In un bosco lontano lontano in un paese al di quà del vento si trova un piccolo villaggio nascosto all’occhio umano, solo gli scoiattoli riescono a vederlo, le libellule le farfalle e i colibrì.

Piccolo, grazioso, colorato, composto da casette piccine di varie forme e dimensioni  i cui tetti sono a forma di campanelle e i comignoli assomigliano a campanellini dorati. Le stradine sono ordinate e dividono i giardinetti delle casette che ospitano aiuole ricche di tulipani, giacinti profumati, rose raffinate e margherite allegre.

Nel piccolo villaggio regna la pace e la gioia, l’allegria si spande sulle note del tintinnio delle ali delle piccole e dolci fate che abitano lì, sono tante, tutte diverse: alcune amano cucinare, altre si dedicano alla musica, altre alla poesia, poi ci sono le fate pittrici e le fate coltivatrici. Quelle che allevano le api sono tutte frizzantine e ogni tanto partono per portare il miele nei paesi vicini, ma nessuno le deve vedere, sono missioni segrete che compiono di sera con organizzazione e precisione quasi militare. Sai che festa quando i bambini al loro risveglio trovano per colazione una fetta di pane tostato csplamata di buon miele fresco!

Un bel pò di confusione invece la fanno le fate ballerine che volteggiano ovunque e contagiano a passi di danza anche le fate più vecchie, ben disposte, ogni tanto, a qualche volteggio di valzer in compagnia! Le fate lettrici invece amano il silenzio e spesso le vedi in fila ordinate che si dirigono al laghetto dove le rocce dorate le attendono per far loro da comode poltrone mentre si appassionano ai testi e alle favole che arrivano da un antico passato. Le fate scrittrici cercano posti speciali e unici dove poter raccogliere idee e pensieri e combinarli con i racconti tramandati dalle fate anziane e trasformarli poi in magnifiche fiabe che le fate illustratrici con grazie e precisione completeranno con disegni dai brillanti colori.

Sai dove trovano tutti i colori per i loro disegni? Proprio in fondo al villaggio, dietro al pino albino si trova un pozzo che ribolle come un vulcano dalla mattina alla sera, sembra che borbotti mentre produce infinite tonalità e sfumature di colori che le fate arcobaleno raccolgono e depositano in apposite cassettine. Quest’anno andrà molto il color pulce, le fate hano sparso la voce, sarà di gran tendenza avere un cappottino in autunno di quel colore!!! L’anno scorso era l’indaco il colore di moda, sai immaginare quale sarà il colore di tendenza per la prossima primavera?

Mese dopo mese le attività sono tante e le fatine sono concentrate e attente a svolgere con impegno le proprie attività, ma quando arriva la primavera, ecco che ogni fata esprime al meglio la sua magia, l’aria si riempie di un non so che e trasforma tutto ciò che avvolge in armonia e fellicità, si dice che le fate sono innamorate e raccolgono gioia ed entusiasmo, ne hanno talmente tanto che attraverso lo sbatter d’alì lo liberano in tutto il paesee da qui al mondo intero. Forse la scorsa primavere te ne è arrivato un pò, è quella sensazione frizzantina che ti coglie già alla mattina quando ti svegli e ti fa volare mentre corri libero nei prati, la stessa sensazione che provi mentre assaggi il primo gelato della stagione e i sapori dimenticati ti giungono improvvisi e dolcissimi.

La prossima volta che ti succede guardati bene attorno, potresti vedere un colibrì o una farfalla volare lì vicino, se saprai tender bene l’orecchio magari sentirai anche il suonar dolce dei campanellini, ma solo se sarai particolarmente fortunato potrai avvistare un luccichio improvviso come uno sbatter d’ali, sarà la fata amica che ti regalerà la sua magia di fata innamorata.

Il vecchio baule

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A casa Dominicis si aspettava da sempre il natale con trepidazione. Ci si preparava per tempo, decorazioni, alberi, dolcetti, buone azioni, letterine a babbo natale, tutto era svolto con armonia e se qualche decalcomania si staccava dai vetri c’era sempre chi correva a sistemarla affinché tutto fosse perfetto. I bambini di casa Dominicis erano tre: Simone, Sara e Andrea. Tre fratellini molto diversi tra loro, Simone aveva otto anni, Sara ne aveva sei e Andrea ne aveva quattro.

A volte giocavano insieme, spesso bisticciavano, capitava anche che si unissero a due quando il terzo si perdeva dietro qualche gioco per conto suo, ma quando erano costretti a stare tanto in casa per via del brutto tempo o perché avevano il raffreddore capitava che si annoiassero e spazientiti cominciavano a fare capricci e a lamentarsi in giro per casa.

Nonno Paride che era un furbone e adorava i suoi nipoti aveva capito che se fosse riuscito a distrarli nelle lunghe giornate che precedevano il natale, avrebbe svolto un servizio non da poco alla figlia, ovverossia alla mamma dei tre bambini, la quale tra tutte le commissioni da fare e gli impegni di casa si affannava non poco ed arrivava a  sera cotta e bollita, in una parola lessa, un po’ come le mele cotte in pentola per intenderci. La fulminazione arrivò un pomeriggio verso le quattro mentre i tre pargoli, dopo aver fatto merenda, erano più agitati del solito e si rincorrevano per casa litigandosi giochi e attenzioni. Nonno Paride li chiamò e chiese loro se avessero voluto seguirlo in solaio per recuperare un vecchio baule. I tre, a cui solitamente era proibito l’avventurarsi in solaio visto il disordine che avrebbero potuto creare in meno di due microsencondi, accettarono di buon grado e zampettarono su per le scale con i loro calzerotti trascinandosi dietro nell’ordine un giornalino, una bambolina e un ciuccio di gomma pieno di caramelle.

Nonno Paride aveva ben chiaro in mente quale baule doveva recuperare e deciso si allungò verso lo scaffale più alto, agguantò un grosso baule marrone per la maniglia di ferro e lo pose con attenzione sul pavimento del solaio ricoperto da tappeti antichi ben conservati dalla figlia. In solaio si stava bene dato che era accogliente e riscaldato e il nonno pensò che avrebbero potuto fermarsi lassù per un po’, lo propose ai tre bimbi che accettarono all’unisono. La curiosità dei tre intanto saliva e mentre fremevano per guardare dentro al baule chiedevano al nonno a gran voce di aprirlo.

Nonno Paride li accontentò e dopo aver tirato fuori dalla tasca una vecchia chiave che sapeva di fiaba, aprì il lucchetto e poi schiuse il baule. Gli occhi dei bambini si spalancarono ricchi di emozione su un telo di lino ricamato con tre iniziali: una S, un’altra S e infine una A.

Simone, il più grande, colse subito che le lettere richiamavano i loro tre nomi e chiese al nonno se il baule appartenesse a loro tre. Nonno Paride spiegò che si in un certo senso quel baule apparteneva anche a loro, esso conteneva giochi e ricordi dell’infanzia di tre generazioni e che aveva un gran valore per tutta la famiglia. Ben custoditi all’interno erano stati riposti infatti i giocattoli appartenuti a lui e alle sue sorelle, alla mamma dei bimbi e qualche gioco di Simone, che era passato a Sara ed infine ad Andrea e poi dimenticato quando anche il piccolo di casa aveva superato i tre anni. Spostato con delicatezza il telo ecco apparire ninnoli e giochi di colori, manifattura e foggia diversa: i bambini fecero per prendere i giochi ma il nonno li fermò e spiegò loro che avrebbe raccontato la storia di ciascun gioco con calma, magari non avrebbe terminato nel corso di quel pomeriggio, ma che avrebbero potuto ritornare sul solaio anche nei giorni successivi e magari, se si fossero comportati bene, sarebbero riusciti col suo aiuto a montare il trenino che faceva capolino tra l’orso Maluf e la trottola Rosi. Simone era entusiasta, proprio per il suo compleanno aveva ricevuto un trenino rosso della lego che ruotava in circolo e si trasformava in treno passeggeri o trasporto merci a seconda di quello che lui desiderava, bastava cambiare piccoli dettagli e qualche pezzo ed ecco che un gioco si trasformava in qualcosa di diverso. Alla vista di quel vecchio trenino così particolare e ricco di dettagli e rotaie si fece rosso in viso per l’emozione. Anche Sara era felice, aveva adocchiato nel baule tre vecchie barbie e una scatola rosa colma di vestiti e accessori che non aveva mai visto, appartenevano ad un tempo lontano e sarebbe stato veramente magnifico poterci giocare. Infine, ma certamente non ultimo, il piccolo Andrea che alla vista della trottola Rosi, della papera Camilla (il nome era stampato sul collare anche se Andrea non poteva saperlo dato che non sapeva leggere e il nonno aveva dovuto fare le debite presentazioni) e del dinosauro Adalberto aveva sputato letteralmente il ciuccio che aveva in bocca e sembrava ipnotizzato dai suoi tre nuovi amici, che evidentemente contraccambiavano la simpatia dato che non gli spostavano gli occhi di dosso!

Nonno Paride cominciò a raccontare ai tre nipoti da dove arrivavano quei giochi, narrò loro aneddoti e storielle divertenti che erano accadute in un passato remoto e in un passato più recente e mentre intratteneva i nipoti riviveva a sua volta tante meravigliose emozioni che avevano accompagnato le giornate di gioco spensierato sue e dei suoi cari. Il tempo volò e in un batter d’ali arrivò l’ora di cena, i bambini non volevano scendere ovviamente allora il nonno promise che non avrebbe riposto il baule. Concordarono che avrebbero risistemato il telo all’interno del baule ma che avrebbero lasciato i giochi sul tappeto esattamente come si trovavano in quel momento per riprendere a giocare il giorno dopo e quello dopo ancora. Il solaio divenne un posto magico per tutta la durata del periodo prenatalizio e anche dopo il S. Natale e negli anni avvenire ogni tanto i bambini decidevano di ritornarci per aprire il vecchio baule dei ricordi che ospitava sempre qualche nuovo gioco ricordo da cui i tre non volevano separarsi e rappresentava la loro infanzia e un tesoro che andava protetto e preservato con gelosa immensa gioia.

Tracy Anderson

Screen-Shot-2013-02-15-at-10.58.32-AM.png   L’ho incontrata qualche anno fa mentre da internauta navigavo leggiadra alla ricerca di qualche stimolo gym, è stata una folgorazione e vi garantisco che con me ha sempre funzionato! Cosa? Presto detto: il tipo di gym che la Anderson suggerisce e che potete condividere su youtube tranquillamente perchè ci sono molti video che propongono la cardio fitness o gli esercizi che si possono eseguire tranquillmente a casa, al parco, in spiaggia… a costo zero…

Il primo concetto che mi è garbato immediatamente è stato: ricordatevi che siete un tutt’uno, quando vi muovete ricordate di muovere tutto se potete, i muscoli sono collegati e senza esagerare o arrivare senza fiato è importante ricordarsi di attivare ogni singola parte del nostro corpo.

Il secondo punto altrettanto interessante è stato: divertitevi e concentratevi su di voi. Una mezzoretta al giorno la si trova sempre, non cerchiamo scuse, e il ritorno in termini di autostima, sensazione di benessere, energia è impagabile. Può bastare anche dello sano streching fatto alla mattina appensa svegli e credetemi se abbinato ad una sana dieta alimentare (date un’occhiata agli articoli postati in Benessere su Alimentazione e Ritenzione Idrica) e ad un pò di movimento durante la giornata, le migliorie ci sono e si vedono.

Il terzo punto: ballate e divertitevi ascoltando la musica che più vi piace, fate tutto questo per voi stesse e per stare bene quindi siate felici. E’ provato che il ballo da sempre tiene in forma e stimola la serotonina, fa bene all’umore e all’amore in generale, verso il prossimo ma anche verso se stessi. Cosa aspettate??? Provate, non costa nulla!!!

Se siete interessate date un’occhiata anche al sito di Tracy Anderson, è stata per anni la personal trainer di star come Gwyneth Paltrow, Madonna, Jennifer Lopez e tante tante altre attrici e vip, io ho acquistato la serie Metamorphosis on line e ne sono stata entusiasta. Mi ha aiutato a modellare la parte spalle/braccia e schiena che mancavano di struttura e non solo… provato e certificato!

Buona gym e buon divertimento! 🙂