Villa Arzilla

Elisabetta-Rossetto__casa-nel-bosco_gIn un paese lontanto dove il sole nasce presto e le colline sono lunghe distese dolci che sfoggiano le tonalità del verde più intenso alternate agli ocra e ai senape che solo la terra felice può dare sorge un edificio che ben si colloca con la natura del posto. I muri sono color panna e per gran parte sono ricoperti di edera verde chiara e verde scura, un lato è ricoperto da rose rampicanti dai colori vivaci e profumatissime, tutt’intorno le siepi giocano ad intrecciarsi con  piccoli arbusti anche un pò spinosi ma arricchiti da bacche tanto rosse che più rosse non si può. Dietro la casona è stato coltivato nel corso degli anni passati un orto dalla forma regolare, i singoli appezzamenti sono divisi da stradine che ben separano pomodori, zucchine, insalata, zucche, cipollotti, fagiolini, piselli, melanzane e patate. Di lato una piccola casupola dove sono riposti attrezzi, innaffiatoi, guanti, zappe, rastrelli  e vari oggetti da lavoro.

Sulla parte anteriore della casona è stato ricavato un piccolo stagno dove trovano la loro allocazione ninfee dai rosa delicati, qualche pietra dalla forma arrotondata e diverse tartarughe molto sagge e molto antiche che trascorrono le loro giornate crogiolandosi al sole e facendo tuffi da record nell’acqua fresca.

Tutt’intorno sono state posizionate panchine e divanetti di bambù con comodi cuscini, piccole pagode dove aleggia il profumo dell’incenso e spesso vengono lasciate accese fiaccolo e candele, bersò di legno dove vengono allestite merende deliziose accompagnate da ottime tazze di the e succhi di frutta.

Sarete sicuramente curiosi di sapere a questo punto chi abita la casona, vi accontento subito. I proprietari dell’edificio fortunato sono dei simpatici arzilli vecchietti che dopo aver tanto lavorato nel corso della loro vita hanno deciso di trascorrere la loro terza età in un posto davvero speciale.

Non pensiate però che i nonnini se ne stiano in panciolle tutto il giorno, questi dinamici personaggi si sono organizzati alla grande, ognuno ha dei compiti precisi e la tabella di marcia è ricca di avvenimenti e impegni. Lo sapevate per es. che alle 16.30 a giorni alterni c’è la gara dei girelli? Proprio così, dato che non tutti i vecchietti riescono a camminare bene senza bastone, hanno pensato di acquistare dei girelli a cui appoggiarsi che sono stati opportunamente abbelliti di lucine, clacson e sensori elettrici da nonno Piero, un passato da elettricista di periferia tuttofare e quando nei giorni stabiliti si radunano nel salone principale e suona la campanella ad orario rigoroso, partono scatenati per arrivare primi al traguardo posto dalla parte opposta del salone, ben otto metri di percorso. La vittoria è ricompensata con una fetta di dolce di giornata o un buon bicchiere di vino a scelta.

Un’altra gara che scatena una sana competizione è quella della lavorazione della lana, solitamente ha inizio verso settembre e si protrae per tutto l’inverno. Da realizzare sciarpe, cappelli, stole, manicotti, coperte, scialli  che vengono poi distribuite agli ospiti della casona o venduti ai mercatini dei paesi vicini. Il vincitore assoluto dello scorso anno è stato il Sig. Rapetti, la sua coperta a nido d’ape è sata imbattibile e benchè abbia suscitato un pò di invidia della campionessa in carica la Sig.a Filetti, si è assicurato una fornitura completa di romanzi d’autore che è stato in realtà ben lieto di condividere con lei e agli altri amici e amiche del gruppo del filato.

Gli irriducibili appartengono al gruppo decoupage, hanno scelto la sala ad est per le loro lavorazioni perchè maggiormente esposta al nascere del sole e a loro dire di sana ispirazione per la creazione di manufatti da autore. Il locale, ampio e regolare, è arredato con tavoli quadrati ricoperti da barattoli di tutti i colori possibili e immaginabili, solventi, fogli di carta colorati di ogni genere e fattezza, nastri, cordoni, pistole a cera, a caldo e a freddo, colle, ciotole, pennelli e chi più ne ha ne metta. C’è chi prepara vassoi, tazze, bicchieri, chi piatti, chi scatole per contenere qualsiasi cosa, chi decora sedie e sgabelli, credetemi sembra veramente una sala da rigattieri e lì si compie la magia, oggetti vecchi, sporchi, inutili, si trasformano in nuovi utensili e artefatti che acquistano un valore nuovo che sa di antico. Molti di questi oggetti sono venduti, altri regalati, certi tenuti a decorare la casona che diventa ogni giorno sempre più bella. Anche gli irriducibili si confrontano in gara, solitamente si genera sempre un pò di confusione quando deve essere scelto il vincitore, tuttavia c’è molta solidarietà e il vincitore è encomiato da tutti con sane pacche sulla spalla e brindisi a calici alzati. L’ultima vincitrice ha guadagnato la possibilità di andare a giocare a bocce alla sagra del paese la settimana della festa di primavera, inutile sottolinearlo, ha vinto anche lì ed è tornata dai suoi compagni con un carretto pieno di cose buone da mangiare messo in palio dagli abitanti del villaggio. Quella sera, ricordo, fu organizzata una mega festa alla casona con danze, musica rap, karaoke e fu persino allestito il parco della barzellatta. C’erano proprio tutti, o forse no, se ben ricordo ne mancava solo uno. Il Signor Barbetti che, dopo aver mangiato e bevuto, si era gustato una buona camomilla e si era infilato a letto con un sorriso così grande che le orecchie faticavano a trattenerlo. La mattina successiva, ne era certo, avrebbe vinto il primo premio per la coltivazione migliore della zucca Serafina. Quel podio gli era da sempre appartenuto, dal giorno in cui aveva messo piede nella casona. Ogni giorno trascorreva gran parte del suo tempo nell’orto e controllava i progressi di tutte le verdure amiche, alcune erano in pò in ritardo quest’anno, ma le zucche risplendevano accarezzate dal sole e facevano capolino dalle larghe foglie a ventaglio che le ricoprivano per proteggerle dal caldo eccessivo. La zucca Serafina era una bellezza e anche quest’anno la coppa sarebbe satata sua, ne era convinto.

Infine devo proprio fare qualche cenno alla grande cucina che occupava il piano terra nella zona ovest. Grande, ricoperta di piastrelle bianche con dei piccoli disegni blu di magnolie, era servita da qualunque attrezzo, strumento, apparecchio, mestolo, pentolone che si potesse immaginare. In una lato la credenza francese ospitava vettovaglie di ogni genere e per tutte le occasioni, come la tovaglia per le festività natalizie, quella della Santa Pasqua, quella del primo girono di primavera e dell’autunno. Molte tovaglie ricamate dalle nonnine della casa, dei veri capolavori realizzati con passione e pazienza nel corso degli anni. Bicchieri, piatti, servizi da portata, posate e segnaposti. Nella parte a fianco prendevano posto ordinatamente tante ceste che venivano riempite di frutta e verdura alla bisogna. I tavoloni centrali erano due e assiepate intorno fremevano le nonnine e i nonnini che adoravano cucinare e si affrontavano nella preparazione di squisite pietanze degne del più rinomato dei  ristoranti. Non vi nomino nemmeno le coppe e le forniture di cibo e vino guadagnate grazie alle avittorie riportate dalle gare cui partecipavano, erano la squadra battere sempre e ovunque in tutte le competizioni! Erano noti come i “nonnini dei fornelli” spauracchio di chiunque ambisse a vincere almeno una competizione, anche la minore, nel giro dei venti kilometri circostanti.

Cari ragazzi ne avrei tante di storie da raccontare sui nonni di casa arzilla, ma non posso dilungarmi troppo perchè se si sparge troppo la voce qualcuno potrebbe cercare di raggiungere questa oasi di pace e benessere e sarebbe un bel guaio, i nonnini infatti sono molto gelosi della loro casona e vi ammettono solo i parenti e gli amici stretti in occasione di grandi feste e eventi speciali, altrimenti sono davvero troppo inpegnati a scorazzare per le sale, battagliare nelle gare, vincere e razzolare premi ovunque. Sono tenaci, irriducibili, allegri, simpatici, vulcani di entusiasmo e di buonumore, sono davvero unici, sono i nonni di tutti noi e, ne sono certa, hanno tantissimo da dare e condividere e da insegnare.

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