La battaglia degli acquarelli

aaL’estate era caldissima quell’anno e i ragazzi del quartiere Palmiro sognavano mare e monti, purtroppo però i genitori dovevano lavorare e le vacanze sembravano lontane. La scuola era finita, le pagelle consegnate, gli amici che erano partiti avevano promesso cartoline e magari qualche pensierino al ritorno, zaini e quaderni erano stati riposti. I primi giorni successivi alla fine della scuola avevano un sapore unico, erano quasi profumati e l’idea dell’intera estate che si affacciava alle loro finestre alla mattina appena svegli era davvero impagabile e aveva dell’incredibile. Le giornate erano anche belle lunghe e la fantasia per riempirle di giochi e avventure non mancava mai, certo dopo un po’ i ragazzi si stufavano e si ritrovavano seduti in cerchio sotto la quercia dell’angolo del gesso e pensavano a cos’altro potevano fare per divertirsi insieme.

Uno di quei giorni, proprio mentre erano lì seduti a gambe incrociate ebbero un’idea, quel che è strano è che l’ebbero tutti assieme, ma vi assicuro che fu proprio così. Avrebbero giocato alla battaglia degli acquarelli! Gli spazi non mancavano, i nascondigli pure, gli acquarelli abbondavano nelle case di ciascuno di loro dato che ne avevano ricevuti sempre in regalo per natale, pasqua, compleanni e festività varie e reperire una pistola ad acqua, uno spruzzino o uno scaricatore a getto o qualsiasi altro strumento che potesse spruzzare acquarelli non sarebbe certo stato difficile.

Uno sguardo da birbanti vivaci ed erano già tutti volati di corsa nelle proprie abitazioni a reperire il materiale per prepararsi alla battaglia.

Salvatore detto Totò, un classico, aveva rubato, o meglio preso in prestito, la mantellina da colorare che usava la sorellina alla scuola materna, di sicuro un po’ strettina ma adattissima al caso. Sarebbe stata molto funzionale per proteggerlo dalle bordate nemiche. Spruzzatore da spiaggia colmo di verde smeraldo e via. Lisa aveva recuperato tutti gli acquarelli che aveva nel cassetto della sua ordinatissima scrivania e dopo esserseli infilati nelle tasche aveva riempito di acqua lo spruzzino della nonna Carlotta mentre si esercitava a roteare il polso per meglio preparare le sue mosse.

Mattia invece aveva pensato di mescolare acqua ed acquarelli nelle bombolette spray che la mamma usava quando per lavoro doveva viaggiare in aereo, ne aveva tante ed essendo piccine aveva pensato che poteva nasconderle nelle pieghe e nei risvolti dei jeans, nelle calzine arrotolate e nelle tasche del giacchino senza maniche, un vero supereroe pronto allo scontro. Giallo, argento e verde salvia i suoi colori.

Stefania non aveva esitato un attimo a recuperare quel vecchio orsacchiotto di gomma che usava quando da bambina faceva il bagnetto, vuoto di bagnoschiuma era perfetto per accogliere al suo interno gli acquarelli arancioni che erano i suoi preferiti.

Gabriele si era ricordato che nella cantina di nonno Arturo c’era la super canna rotante, perfetta per la battaglia degli acquarelli, si componeva da un pezzetto di canna per innaffiare il giardino di uso comune alla cui estremità nonno Arturo aveva messo un piccolo, ma non troppo, serbatoio e un grilletto a doppia velocità di spruzzo. Blu e verde erano due bellissimi colori, avrebbe usato solo quelli.

Giannina e Clara, le gemelle, avevano scelto come arma arcobaleno i palloncini ad acqua che per l’occasione avevano anche ospitato i colorati acquarelli rosa, fucsia e ciclamino. Ne avevano riempito la piccola cariola del fratellino impegnato con altri giochi e via di corsa al luogo di ritrovo.

Antonio aveva riciclato la sua pistola ad acqua, amica di tante estati, non l’aveva mai tradito. Viola, rosso e bianco i suoi colori.

Anche Andrea aveva scelto la sua pistola ad acqua a doppio getto continuo, non aveva nemmeno dimenticato di portare con sé il mini pennellino che usava per ripulire il filtro del becuccio, presi gli acquarelli multicolor e di corsa al ritrovo.

I ragazzi erano pronti, dalla quercia dell’angolo del gesso avrebbero preso direzioni diverse e scelto un rifugio che non poteva essere colpito, era zona neutrale, per il resto ogni cespuglio che si trovava nel parco poteva essere una postazione di tiro o una protezione dal fuoco nemico. I serbatoi o palloncini potevano essere ricaricati sia con acqua che con acquarelli ma solo per tre volte, niente più. Nessuna alleanza era ammessa almeno fino a quando non fossero rimaste solo due coppie in gara, a quel punto gli altri, che nel frattempo avrebbero finito acqua o acquarelli, avrebbero potuto essere riammessi al gioco se scelti da una delle due squadre formatisi. Fatte le regole, pronti, via!

La battaglia degli acquarelli si rivelò il gioco preferito dell’estate, gli acquarelli di fatto erano facilmente lavabili sia dai vestiti che dalle piante grazie agli acquazzoni estivi, il gioco così non lasciava traccia, se non tantissimo sano divertimento. I genitori erano contenti perché sapevano che i ragazzi trascorrevano nel parco protetto all’aria aperta le loro giornate, i nonni erano stati coinvolti come fornitori ufficiali di pompette, ricambi, spruzzini, canne per l’innaffio, bombolette e recupero di palloncini. Palmiro divenne il quartiere più allegro dell’intera zona e si sparse la voce, ai nostri amici se ne aggiunsero tanti altri e si formarono nuove squadre con regole più complesse e punti da dividersi, ma questa è un’altra storia e ve la racconterò la prossima volta.

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