La Tuta ci conquista

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Che Kendall Jenner possa indossare di tutto è lapalissiano, altrettanto vero quello che ci dicevano le nonne: altezza è mezza bellezza….ma non ci diamo per vinte…eccola finalmente la soluzione per alcuni outfit poco impegnativi e quasi sempre vincenti (non scrivo sempre: perchè niente è “sempre”, di fatto sarebbe bene sempre considerare la necessità di distinguere e saper differenziare…): La Tutona. Qui si compone di una parte sportiva con accessori glamour, ma proviamo a ragionare per livelli. La tuta può abilmente mascherare difettucci di forma, se ben proporzionata (che tradotto significa: la acquisti e se non sei alta 1.80 vai sapientemente a farla accorciare sapendo esattamente con che tipologia di scarpe andrai poi ad indossarla) alla propria figura e la si può declinare con tacchi alti e clutch o borsone glamour per outfit eleganti e fashion oppure con sneakers e it bag per un effetto gym suit comunque di tendenza. Occhio ai colori, scegliete una linea morbida se non avete un fisico atletico e se opeterete per un modello estivo sbracciato procuratevi un giacchino o il classico e mai tramontato giubbino di jeans magari slim 😉 per la serata e la brezza estiva.

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Captain America: Civil war

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Piace più agli adulti che ai bambini. In questo capitolo Marvel i buoni si combattono tra loro per motivi “politici” e si schierano in due fazioni contrapposte, anche se non così delineate…qualcuno infatti…ma non anticipiamo nulla, a parte un’azzeccatissima new entry, quella di Spiderman che oltre ad essere perfettamente interpretato da Tom Holland dà freschezza al film che in certi punti rischia di essere un pochino ridondante. Mancano Hulk e Thor impegnati a combattere nelle galassie e protagonisti di prossimi capitoli…Non mancano invece gli effetti speciali e il colpo di scena che sul finire del film aiuta a comprendere alcuni tasselli mancanti. Buon divertimento!

The Dressmaker

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Il film annovera un cast di tutto rispetto, alcuni attori australiani che non necessitano presentazione e altri che hanno una lunga carriera alle spalle e mettono esperienza e arte a disposizione per creare un piccolo capolavoro. Si mantiente il ritmo senza mai annoiare, la leggerezza dei tessuti impiegati per realizzare vestiti che sono veri e propri capolavori e rappresentano la metafora di un’elevazione umana che di fatto non avviene, si contrappone alla pesantezza che la protagonista ha nel cuore. La Winslet rende perfettamente il personaggio e regge benissimo la pellicola inserendosi in una scenografia studiata e mai deludente. Merito a Judy Davis che ha tutta la nostra simpatia e padroneggia il ruolo a tutto tondo. Nel film si ricava spazio anche per un coming out che avviene con leggerezza senza nascondere la sofferenza vissuta negli anni. Andate a vederlo e portate la voglia di sorridere con voi.

Villa Arzilla

Elisabetta-Rossetto__casa-nel-bosco_gIn un paese lontanto dove il sole nasce presto e le colline sono lunghe distese dolci che sfoggiano le tonalità del verde più intenso alternate agli ocra e ai senape che solo la terra felice può dare sorge un edificio che ben si colloca con la natura del posto. I muri sono color panna e per gran parte sono ricoperti di edera verde chiara e verde scura, un lato è ricoperto da rose rampicanti dai colori vivaci e profumatissime, tutt’intorno le siepi giocano ad intrecciarsi con  piccoli arbusti anche un pò spinosi ma arricchiti da bacche tanto rosse che più rosse non si può. Dietro la casona è stato coltivato nel corso degli anni passati un orto dalla forma regolare, i singoli appezzamenti sono divisi da stradine che ben separano pomodori, zucchine, insalata, zucche, cipollotti, fagiolini, piselli, melanzane e patate. Di lato una piccola casupola dove sono riposti attrezzi, innaffiatoi, guanti, zappe, rastrelli  e vari oggetti da lavoro.

Sulla parte anteriore della casona è stato ricavato un piccolo stagno dove trovano la loro allocazione ninfee dai rosa delicati, qualche pietra dalla forma arrotondata e diverse tartarughe molto sagge e molto antiche che trascorrono le loro giornate crogiolandosi al sole e facendo tuffi da record nell’acqua fresca.

Tutt’intorno sono state posizionate panchine e divanetti di bambù con comodi cuscini, piccole pagode dove aleggia il profumo dell’incenso e spesso vengono lasciate accese fiaccolo e candele, bersò di legno dove vengono allestite merende deliziose accompagnate da ottime tazze di the e succhi di frutta.

Sarete sicuramente curiosi di sapere a questo punto chi abita la casona, vi accontento subito. I proprietari dell’edificio fortunato sono dei simpatici arzilli vecchietti che dopo aver tanto lavorato nel corso della loro vita hanno deciso di trascorrere la loro terza età in un posto davvero speciale.

Non pensiate però che i nonnini se ne stiano in panciolle tutto il giorno, questi dinamici personaggi si sono organizzati alla grande, ognuno ha dei compiti precisi e la tabella di marcia è ricca di avvenimenti e impegni. Lo sapevate per es. che alle 16.30 a giorni alterni c’è la gara dei girelli? Proprio così, dato che non tutti i vecchietti riescono a camminare bene senza bastone, hanno pensato di acquistare dei girelli a cui appoggiarsi che sono stati opportunamente abbelliti di lucine, clacson e sensori elettrici da nonno Piero, un passato da elettricista di periferia tuttofare e quando nei giorni stabiliti si radunano nel salone principale e suona la campanella ad orario rigoroso, partono scatenati per arrivare primi al traguardo posto dalla parte opposta del salone, ben otto metri di percorso. La vittoria è ricompensata con una fetta di dolce di giornata o un buon bicchiere di vino a scelta.

Un’altra gara che scatena una sana competizione è quella della lavorazione della lana, solitamente ha inizio verso settembre e si protrae per tutto l’inverno. Da realizzare sciarpe, cappelli, stole, manicotti, coperte, scialli  che vengono poi distribuite agli ospiti della casona o venduti ai mercatini dei paesi vicini. Il vincitore assoluto dello scorso anno è stato il Sig. Rapetti, la sua coperta a nido d’ape è sata imbattibile e benchè abbia suscitato un pò di invidia della campionessa in carica la Sig.a Filetti, si è assicurato una fornitura completa di romanzi d’autore che è stato in realtà ben lieto di condividere con lei e agli altri amici e amiche del gruppo del filato.

Gli irriducibili appartengono al gruppo decoupage, hanno scelto la sala ad est per le loro lavorazioni perchè maggiormente esposta al nascere del sole e a loro dire di sana ispirazione per la creazione di manufatti da autore. Il locale, ampio e regolare, è arredato con tavoli quadrati ricoperti da barattoli di tutti i colori possibili e immaginabili, solventi, fogli di carta colorati di ogni genere e fattezza, nastri, cordoni, pistole a cera, a caldo e a freddo, colle, ciotole, pennelli e chi più ne ha ne metta. C’è chi prepara vassoi, tazze, bicchieri, chi piatti, chi scatole per contenere qualsiasi cosa, chi decora sedie e sgabelli, credetemi sembra veramente una sala da rigattieri e lì si compie la magia, oggetti vecchi, sporchi, inutili, si trasformano in nuovi utensili e artefatti che acquistano un valore nuovo che sa di antico. Molti di questi oggetti sono venduti, altri regalati, certi tenuti a decorare la casona che diventa ogni giorno sempre più bella. Anche gli irriducibili si confrontano in gara, solitamente si genera sempre un pò di confusione quando deve essere scelto il vincitore, tuttavia c’è molta solidarietà e il vincitore è encomiato da tutti con sane pacche sulla spalla e brindisi a calici alzati. L’ultima vincitrice ha guadagnato la possibilità di andare a giocare a bocce alla sagra del paese la settimana della festa di primavera, inutile sottolinearlo, ha vinto anche lì ed è tornata dai suoi compagni con un carretto pieno di cose buone da mangiare messo in palio dagli abitanti del villaggio. Quella sera, ricordo, fu organizzata una mega festa alla casona con danze, musica rap, karaoke e fu persino allestito il parco della barzellatta. C’erano proprio tutti, o forse no, se ben ricordo ne mancava solo uno. Il Signor Barbetti che, dopo aver mangiato e bevuto, si era gustato una buona camomilla e si era infilato a letto con un sorriso così grande che le orecchie faticavano a trattenerlo. La mattina successiva, ne era certo, avrebbe vinto il primo premio per la coltivazione migliore della zucca Serafina. Quel podio gli era da sempre appartenuto, dal giorno in cui aveva messo piede nella casona. Ogni giorno trascorreva gran parte del suo tempo nell’orto e controllava i progressi di tutte le verdure amiche, alcune erano in pò in ritardo quest’anno, ma le zucche risplendevano accarezzate dal sole e facevano capolino dalle larghe foglie a ventaglio che le ricoprivano per proteggerle dal caldo eccessivo. La zucca Serafina era una bellezza e anche quest’anno la coppa sarebbe satata sua, ne era convinto.

Infine devo proprio fare qualche cenno alla grande cucina che occupava il piano terra nella zona ovest. Grande, ricoperta di piastrelle bianche con dei piccoli disegni blu di magnolie, era servita da qualunque attrezzo, strumento, apparecchio, mestolo, pentolone che si potesse immaginare. In una lato la credenza francese ospitava vettovaglie di ogni genere e per tutte le occasioni, come la tovaglia per le festività natalizie, quella della Santa Pasqua, quella del primo girono di primavera e dell’autunno. Molte tovaglie ricamate dalle nonnine della casa, dei veri capolavori realizzati con passione e pazienza nel corso degli anni. Bicchieri, piatti, servizi da portata, posate e segnaposti. Nella parte a fianco prendevano posto ordinatamente tante ceste che venivano riempite di frutta e verdura alla bisogna. I tavoloni centrali erano due e assiepate intorno fremevano le nonnine e i nonnini che adoravano cucinare e si affrontavano nella preparazione di squisite pietanze degne del più rinomato dei  ristoranti. Non vi nomino nemmeno le coppe e le forniture di cibo e vino guadagnate grazie alle avittorie riportate dalle gare cui partecipavano, erano la squadra battere sempre e ovunque in tutte le competizioni! Erano noti come i “nonnini dei fornelli” spauracchio di chiunque ambisse a vincere almeno una competizione, anche la minore, nel giro dei venti kilometri circostanti.

Cari ragazzi ne avrei tante di storie da raccontare sui nonni di casa arzilla, ma non posso dilungarmi troppo perchè se si sparge troppo la voce qualcuno potrebbe cercare di raggiungere questa oasi di pace e benessere e sarebbe un bel guaio, i nonnini infatti sono molto gelosi della loro casona e vi ammettono solo i parenti e gli amici stretti in occasione di grandi feste e eventi speciali, altrimenti sono davvero troppo inpegnati a scorazzare per le sale, battagliare nelle gare, vincere e razzolare premi ovunque. Sono tenaci, irriducibili, allegri, simpatici, vulcani di entusiasmo e di buonumore, sono davvero unici, sono i nonni di tutti noi e, ne sono certa, hanno tantissimo da dare e condividere e da insegnare.

Rinnovare un outfit

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Apro l’armadio e trovo tanti vestiti, alcuni sono veramente datati ma non mi va di buttarli via, la domanda spinosa è sempre quella…”…e se poi mi servisse proprio quello..?”. Ok allora facciamo così: con calma me li provo e comincio a dividere quelli che possono ancora avere una vita nel mio armadio da quelli che devono trovare una seconda esistenza nell’armadio di qualcun altro. Ovviamente quelli che eliminerò li darò alla Caritas, non si butta niente anche perchè magari è solo una questione di taglia per me, a qualche altra donzella potrebbe stare benissimo o addirittura essere il vestito che non era riuscita ad avere!!! Fatta la prima ripartizione (con orgoglio e un senso di pulizia che non provavo da anni!!!!) mi dedico a dividere i vestiti attuali e alla moda da quelli “datati”. Per questi ultimi c’è solo una possibilità: l’accessorio. Trovare la scarpa e la clutch ideali per far risaltare un capo agè….detto…fatto….da Primadonna trovo tanti modelli attuali e da urlo ad un costo accessibilissimo…ecco che il classico tubino nero con la chanel corallo e la clutch del medesimo colore acquista una nuova vitalità…e siamo solo all’inizio   😉

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Alla camicia di seta bianca con fiorellini blu taglierò le maniche e la trasformerò in un elegante sottogiacca da abbinare ai jeans, completerò con ballerine blu o rosse e una bella borsa capiente color cuoio…pronta per un bel giro in città….

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Rimangono i jeans  di qualche anno fa, il colore è bello, la forma un pò meno…armata di lametta incido il tessuto e ricavo dei tagli irregolari sulle ginocchia, applico su una sola tasca del retro e nell’angolino posto sulla taschina davanti delle borchiette comprate on line (mi faccio aiutare dal calzolaio o le incollo) e scelgo una cintura griffata per completare il look oppure un foulard di seta a colori pastello. Sneakers o sandali e via…

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La battaglia degli acquarelli

aaL’estate era caldissima quell’anno e i ragazzi del quartiere Palmiro sognavano mare e monti, purtroppo però i genitori dovevano lavorare e le vacanze sembravano lontane. La scuola era finita, le pagelle consegnate, gli amici che erano partiti avevano promesso cartoline e magari qualche pensierino al ritorno, zaini e quaderni erano stati riposti. I primi giorni successivi alla fine della scuola avevano un sapore unico, erano quasi profumati e l’idea dell’intera estate che si affacciava alle loro finestre alla mattina appena svegli era davvero impagabile e aveva dell’incredibile. Le giornate erano anche belle lunghe e la fantasia per riempirle di giochi e avventure non mancava mai, certo dopo un po’ i ragazzi si stufavano e si ritrovavano seduti in cerchio sotto la quercia dell’angolo del gesso e pensavano a cos’altro potevano fare per divertirsi insieme.

Uno di quei giorni, proprio mentre erano lì seduti a gambe incrociate ebbero un’idea, quel che è strano è che l’ebbero tutti assieme, ma vi assicuro che fu proprio così. Avrebbero giocato alla battaglia degli acquarelli! Gli spazi non mancavano, i nascondigli pure, gli acquarelli abbondavano nelle case di ciascuno di loro dato che ne avevano ricevuti sempre in regalo per natale, pasqua, compleanni e festività varie e reperire una pistola ad acqua, uno spruzzino o uno scaricatore a getto o qualsiasi altro strumento che potesse spruzzare acquarelli non sarebbe certo stato difficile.

Uno sguardo da birbanti vivaci ed erano già tutti volati di corsa nelle proprie abitazioni a reperire il materiale per prepararsi alla battaglia.

Salvatore detto Totò, un classico, aveva rubato, o meglio preso in prestito, la mantellina da colorare che usava la sorellina alla scuola materna, di sicuro un po’ strettina ma adattissima al caso. Sarebbe stata molto funzionale per proteggerlo dalle bordate nemiche. Spruzzatore da spiaggia colmo di verde smeraldo e via. Lisa aveva recuperato tutti gli acquarelli che aveva nel cassetto della sua ordinatissima scrivania e dopo esserseli infilati nelle tasche aveva riempito di acqua lo spruzzino della nonna Carlotta mentre si esercitava a roteare il polso per meglio preparare le sue mosse.

Mattia invece aveva pensato di mescolare acqua ed acquarelli nelle bombolette spray che la mamma usava quando per lavoro doveva viaggiare in aereo, ne aveva tante ed essendo piccine aveva pensato che poteva nasconderle nelle pieghe e nei risvolti dei jeans, nelle calzine arrotolate e nelle tasche del giacchino senza maniche, un vero supereroe pronto allo scontro. Giallo, argento e verde salvia i suoi colori.

Stefania non aveva esitato un attimo a recuperare quel vecchio orsacchiotto di gomma che usava quando da bambina faceva il bagnetto, vuoto di bagnoschiuma era perfetto per accogliere al suo interno gli acquarelli arancioni che erano i suoi preferiti.

Gabriele si era ricordato che nella cantina di nonno Arturo c’era la super canna rotante, perfetta per la battaglia degli acquarelli, si componeva da un pezzetto di canna per innaffiare il giardino di uso comune alla cui estremità nonno Arturo aveva messo un piccolo, ma non troppo, serbatoio e un grilletto a doppia velocità di spruzzo. Blu e verde erano due bellissimi colori, avrebbe usato solo quelli.

Giannina e Clara, le gemelle, avevano scelto come arma arcobaleno i palloncini ad acqua che per l’occasione avevano anche ospitato i colorati acquarelli rosa, fucsia e ciclamino. Ne avevano riempito la piccola cariola del fratellino impegnato con altri giochi e via di corsa al luogo di ritrovo.

Antonio aveva riciclato la sua pistola ad acqua, amica di tante estati, non l’aveva mai tradito. Viola, rosso e bianco i suoi colori.

Anche Andrea aveva scelto la sua pistola ad acqua a doppio getto continuo, non aveva nemmeno dimenticato di portare con sé il mini pennellino che usava per ripulire il filtro del becuccio, presi gli acquarelli multicolor e di corsa al ritrovo.

I ragazzi erano pronti, dalla quercia dell’angolo del gesso avrebbero preso direzioni diverse e scelto un rifugio che non poteva essere colpito, era zona neutrale, per il resto ogni cespuglio che si trovava nel parco poteva essere una postazione di tiro o una protezione dal fuoco nemico. I serbatoi o palloncini potevano essere ricaricati sia con acqua che con acquarelli ma solo per tre volte, niente più. Nessuna alleanza era ammessa almeno fino a quando non fossero rimaste solo due coppie in gara, a quel punto gli altri, che nel frattempo avrebbero finito acqua o acquarelli, avrebbero potuto essere riammessi al gioco se scelti da una delle due squadre formatisi. Fatte le regole, pronti, via!

La battaglia degli acquarelli si rivelò il gioco preferito dell’estate, gli acquarelli di fatto erano facilmente lavabili sia dai vestiti che dalle piante grazie agli acquazzoni estivi, il gioco così non lasciava traccia, se non tantissimo sano divertimento. I genitori erano contenti perché sapevano che i ragazzi trascorrevano nel parco protetto all’aria aperta le loro giornate, i nonni erano stati coinvolti come fornitori ufficiali di pompette, ricambi, spruzzini, canne per l’innaffio, bombolette e recupero di palloncini. Palmiro divenne il quartiere più allegro dell’intera zona e si sparse la voce, ai nostri amici se ne aggiunsero tanti altri e si formarono nuove squadre con regole più complesse e punti da dividersi, ma questa è un’altra storia e ve la racconterò la prossima volta.

Estrattore

$_1Ho acquistato l’estrattore Panasonic, mi sono trovata benissimo!!!! Il mio succo preferito è: una mela, un limone, due kiwi e un pizzico di zenzero….dissetante e energizzante! A mio figlio preparo pompelmo con mela… E sai che c’è….riesco a fare anche dei magnifici sorbetti, quello alla mela verde è fantastico!!!!! Avrei dovuto acquistarlo prima, beh meglio tardi che mai….lo consiglio vivamente a tutti! La mia scelta è ricaduta sull’estrattore Panasonic MJ-L500SXE perchè è di minimo ingombro e ha una bella forma, inoltre ha l’accessorio per fare i sorbetti. Taglio la frutta a pezzi, sbuccio gli agrumi che hanno la scorza spessa e inserisco i pezzi di frutta et voilà…provate!!!!