Il pavone più pavone che c’è

pavoneDi animali nella fattoria del signor Bersotti ce ne sono tanti, galline con galli e pulcini, conigli dal pelo morbido e lucente, maialini rosa che più rosa non si può, gatti e cani che si rincorrono a fase alterne, qualche mucca appostata vicino al fieno, tante caprette che brucano l’erbetta novella, un caprone un pò testone, qualche anatra vicino al vecchio ruscello che proprio al limite del campo forma un piccolo stagnetto dove ultimamente si sono radunate anche delle pigrissime rane un pò strane e sgangherate.

Fra tutti questi animali, sia chiaro hanno tutti un proprio carattere con pregi e difetti, se ne discosta uno che è proprio un pavone, cari ragazzi è pavone di nome e di fatto, tanto pavone che più pavone non si può.

E’ bene comprendere subito che il soggetto è convinto di essere un principe, va in giro raccontando che è finito nella fattoria per un banale errore e non contento va dicendo che da un momento all’altro i suoi fedeli servitori verranno a recuperarelo, già, peccato che lo vada dichiarando ormai da qualche anno e, come è facile immaginare, nessuno gli crede più. Il pavone si chiamerebbe Osvaldo, ma lui si fa chiamare Sua Altezza Reale il Principe delle Andorre, ignorando bellamente che il Principato di Andorra esiste realmente e si trova tra Francia e Spagna, ma che non è un regno e non ha mai reclamato un principe pavone ignorandone assolutamente l’esistenza. Sono saggi ad Andorra.

Il  pavone Osvaldo, ehm Sua Altezza Reale il Principe delle Andorre se ne sta bello pacioso nelle sue stanze, o per meglio dire nei suoi recinti e incede con grazia di qua e di là. Ogni tanto va a curiosare da Fido Bau, il cane pastore che, solitamente, non lo degna nemmeno di uno sguardo il che è ben comprensibile se si considera che mentre lui è sempre impegnato a far bene il suo dovere, a controllare le caprette, fare da guardia intorno allo steccato della fattoria, ad assistere il Signor Bersotti nelle diverse faccende, Sua Altezza Reale ecc.  ecc.fa solo perdere del gran tempo discorrendo a destra e a manca di frivolezze e compiacendosi delle proprie virtù.

Altre volte parte impettito verso la cascina adiacente la casa padronale dove se ne stanno accoccolati i coniglietti, il poveretto d’altro canto è convinto che siano i suoi cuccioli di compagnia e si ostina  a far loro visita complimentandosi con se stesso  per la scelta sopraffina. In un primo tempo aveva pensato di scegliere i pulcini come prediletti, ma si era reso conto che erano troppo indisciplinati e aveva ripiegato sui coniglietti dal manto candido e dai colori raffinati, beige, cammello, marrone, nero e champagne che a suo parere gli davano tanto prestigio come ogni nobile che si rispetti.

Ancheggiando per l’aia diretto a destra e a sinistra, si fa largo tra le comari galline che non perdono occasione per deriderlo e fargli il verso, Sua Altezza ovviamente non le degna di uno sguardo e commenta, rivolto al suo fido servitore, il disgusto verso quelle racchie piumate che mai nella vita potranno anelare ad essere così regale e austero come lui. Mi ero dimenticata di spiegarvi che in tutta la fattoria l’unica bestiolina che compatisce il povero pavone e cerca di assecondarlo alla buona èil buon leprotto Martino che non se la sente proprio di abbandonare il pavone alla totale solitudine, perchè questo sarebbe il suo destino se nemmeno lui  lo prendesse un minimo in considerazione. Certo che Martino doveva avere una gran pazienza  perchè Sua Altezza Reale, credetemi, poteva risultare davvero pesante!

Qualche mese prima, per es., era determinato a dimostrare a tutti gli animali presenti alla fattoria che aveva doti canori di rara bellezza, si era messo a cantare a squarciagola, peccato che gracchiasse come un gatto a cui hanno pestato la coda e sentendo i suoi lamenti si erano palesati all’orizzonte persino due scheletrici avvoltoi speranzosi di trovare un debole animale in fin di vita. Quella volta il povero Martino aveva dovuto spiegare ai due volatili che nessuno versava in così critiche condizioni e che in ogni caso se qualcuno fosse peggiorato li avrebbe richiamati, quindi li aveva rabboniti con delle frattaglie e invitati a rientrare nei nidi prima del tramonto per non raffreddarsi dato il calo della temperatura.

Sua Altezza è anche molto presuntuoso, in parte dobbiamo ammettere a ragione considerato che la sua coda vanta colori bellissimi che spaziano dalle varie tonalità del blu, indaco, verde smeraldo e viola scuro con riflessi dorati, ma pretendere di farsi cucire un mantello di lana di cachemire ricavata dal manto delle caprette e per di più farsela fare su misura è stata una pessima idea. Dovete capire che in quei giorni, avuta la benpensata, Osvaldo si agitava come un matto intorno alla casa padronale per attirare l’attenzione della Signora Bersotti che, a suo dire, avrebbe dovuto cucire il manto regale, costei invece si era convinta che il pavone fosse impazzito a causa di un non meglio specificato virus e aveva pensato di metterlo in pentola. Il povero Martino aveva fatto i salti mortali per far credere alla Signora Bersotti che il pavone era agitato come tante altre bestioline a causa di due poveri topini che scorazzavano per la fattoria da alcuni giorni e per convincere altri animali a fingersi agitati aveva dovuto promettere a tutti che Osvaldo non avrebbe più cantato una sola nota. Insomma il caro Martino si era davvero impegnato tanto e Sua Altezza Reale non poteva proprio contare su un amico migliore.

A sostegno di Osvaldo però dobbiamo anche ammettere che le sue trovate, le sue pazzie, le sue pensate generavano sempre tanta allegria e ne scaturiva spesso un gran buonumore che alla fine contagiava tutti gli abitanti della fattoria, i quali a modo loro sostenevano Martino e lo aiutavano ad evitare che Sua Altezza Reale si mettesse veramente in guai seri con i proprietari della fattoria, i quali, dal canto loro, erano fieri di avere così tanti belli animali che vincevano anche dei prestigiosi premi alle fiere e ai concorsi e avevano anche pensato di arricchirne la foggia acquistando un altro pavone o meglio a dirsi una pavona, ma questa è un’altra storia….

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